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QUINTORIGO

Con nuova voce

QUINTORIGO, . Sbirrando, Calusco d'Adda (Bg) 2006-06-18    

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Difficile scrivere quando non si conosce fino in fondo un gruppo, la sua biografia, la sua discografia. Difficile far capire come e perché un concerto sia stato entusiasmante e coinvolgente, come sia stato in grado di trasmettere molto seppur non ne si sapesse troppo. Eppure dopo averli ascoltati solo di sfuggita per anni capita di andarli a sentire dal vivo.. e scatta il colpo di fulmine! Il gruppo in questione sono i Quintorigo, con una nuova formazione, o meglio, con la stessa formazione tranne il cantante. Ora è una lei, Luisa Cottifogli, che regge piuttosto bene il confronto con John De Leo, artista di indiscussa bravura e folle genialità, anche se forse manca ancora un pizzico di alchimia al nuovo assetto, già dotato comunque di un forte spirito ironico che si riversa spontaneamente sul pubblico.
Arrivano in ritardo all’appuntamento col palco i 5 componenti, un’ora, per la precisione. Ma sanno subito farsi perdonare grazie alla maestria della cantante, che alterna potenti acuti a energici sussurri e si fonde con le intense sonorità degli archi e del sassofono. Si parte dalla lirica, si passa al jazz, al blues, al funky, al rock e al reggae suonato appassionatamente da sax, violino, violoncello e contrabbasso, che all’occorrenza fanno anche da chitarre elettriche, danno il ritmo a mo’ di basso e batteria o vengono abbandonati dai loro suonatori per lasciare spazio a simbiotici cori e vocalizzi perfetti. Eccellenti tutti, non solo musicalmente. La performance era corredata infatti da immagini che passavano sullo schermo in fondo al palco, e ben si adattavano alle canzoni. L’immagine ad impatto più diretto quella dell’esplosione atomica sul finale di “Cannone”, uno dei nuovi pezzi contenuto nell’omonimo album uscito quest’anno, “un album che vuole essere un chiaro segnale di pace, in tutti i sensi” – come afferma la cantante presentandolo durante il concerto. Accenna anche alla collaborazione con AMREF, associazione che si occupa di portare avanti progetti per l’infanzia in Africa, di cui il gruppo è sostenitore. Le immagini relative ai progetti sfiorano lo schermo e vengono appena percepite come sfondo, mentre le orecchie e la mente sono totalmente rapite da una sentita versione di Redemption Song (Bob Marley). Una cover apprezzata anche per la particolarità e la diversità di stile rispetto all’originale. Per il resto, le nuove canzoni hanno giocato sicuramente un ruolo importante, ma alle vecchie non è stata attribuita una posizione solo marginale. Anche se scherzando la cantante asserisce di non aver ancora imparato il repertorio riemergono in nuova veste canora alcuni pezzi dagli album Rospo (1999), Grigio (2001) e In cattività (2003). Certo si nota non poco la sua impronta che spazia da un’impostazione vocale lirica a al blues più struggente, e dai rumori più strani all’imitazione perfetta di una tromba, per passare a una gestualità quasi teatrale, che trasforma le canzoni in atti scenici sapientemente interpretati. Il tutto colorato da battute al pubblico autoironiche e non, incoraggiate dal collega Valentino Bianchi (il sax). Una performance originale, varia ed eclettica, molto diretta e quasi ipnotica, con un’atmosfera rilassata, che dava l’impressione di essere una piacevole ed efficace conversazione tra artisti e pubblico. Ma con qualcosa in più di una semplice conversazione. Una sensazione arricchente, stimolante a livello di suoni, testi, melodie che ti tenevano concentrato e senza possibilità di scappare dai sogni in cui ti trascinavano e dalle suggestioni che ti provocavano. Il gruppo è stato in grado di catalizzare l’attenzione dall’inizio alla fine, grazie alla presentazione di diversi stili anche contrastanti tra loro genialmente accostati, all’unione di differenti modalità artistiche (video, musica, gestualità) e ad una spiccata capacità espressiva comparata da pochi nel panorama italiano.


di: VIOLA

Articolo inserito il: 2006-06-20


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