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DEUS LIVE IN FERRARA

DEUS, . Piazza del Castello, Ferrara 2006-07-16    

Live > Inizio concerto previsto: ore 21.30
Inizio effettivo: ore 22.00
Fine concerto: ore 23.30

Ingresso gratuito
www.deus.be
www.magnusmusic.com

La cronaca e la scaletta:
Con inizio previsto per le 21.30, alle 21 la piazza del Castello di Ferrara era desolatamente vuota. Tempo 20 minuti e non ci si muoveva più.
Alle 22 spaccate inizia l’intro mentre sale sul palco il gruppo, atmosfera magnetica, parte Pocket Revolution (Pocket Revolution, 2005).
Il pubblico che sembrava freddino comincia a scaldarsi, inizia Stop – Start Nature (Pocket Revolution, 2005), una follia eclettica ed ironica. Poi Barman saluta in italiano e dedica a Ferrara Instant Street (The Ideal Crash, 1999) ed è delirio, che continua per tutta Fell off the floor, man (In a bar, under the sea, 1996).
Un po’ di tregua con la tranquilla ma tesa Sun Ra (Pocket Revolution, 2005), poi si ricomincia con Theme from the Turnpike (In a bar, under the sea, 1996), in cui Mauro riproduce a suon di urli un pitch. Dove ci stiano polmoni così potenti in quel corpicino lo sa solo dio.
Come capita spesso ai concerti dei dEUS, Barman introduce un pezzo del suo side project, i Magnus: “this is a Magnus song for girls who like big...”, poi è il turno di Real Sugar (Pocket Revolution, 2005) e poi: Via (Worst case Scenario, 1994) e What We Talk About When We Talk About Love (Pocket Revolution, 2005).
Klaas e Tom si avvicinano al pubblico e parte il riff di violino di Suds & Soda (Worst case Scenario, 1994). Esiste un riff di violino più famoso? Soprattutto: esiste un riff di violino?! E ancora: Little Arithmetics (In a bar, under the sea, 1996), If You don’t Get What You Want (Pocket Revolution, 2005), Nothing Really Ends (Pocket Revolution, 2005), versione iperromantica.
Su 7 days, 7 weeks (Pocket Revolution, 2005) finisce il concerto, escono i dEUS tra un pubblico in visibilio e dopo pochissimo rientrano per gli ultimi due pezzi, a chiudere con dolcezza e malinconia: Serpentine (In a bar, under the sea, 1996) e Roses (In a bar, under the sea, 1996).

Pregi e difetti:
Da GRANDISSIMA fan dei dEUS come sono, dico che il concerto di ieri sera a Ferrara è stato fantastico. Gruppo impeccabile, concentrato, sempre presente. Tom Barman in grazia di dio, ironico e sopra le righe, più amabile del solito, generosissimo.
17 pezzi iperenergetici, tesi, pieni, struggenti, vulcanici, romantici, sottili, graffianti.
Repertorio per tutti i gusti: dal primissimo album all’ultimo, attraverso i singoli e alcuni pezzi non del tutto ovvi degli album centrali.
Pubblico esperto e adorante, dai giovanissimi ai meno; pogo da pieni anni ’90. Location davvero suggestiva, per di più gratis.
Tutto quello che fa di un concerto un grande concerto c’era. Eppure un paio di note stonate le ho notate pure io che oggettiva proprio non sono: a parte Tom Barman, forse il resto del gruppo, seppur davvero impeccabile, sembrava un po’ stanco, meno partecipe (vedi Mauro Pawlowski che a Milano pochi mesi fa era stata una rivelazione di presenza scenica ed eleganza), forse innervosito da problemi tecnici (“there’s a ghost in my pedal” - dice preoccupato Alan).
Il palco è spoglio e l’illuminazione insufficiente e poco scenografica, cosa che normalmente non disturba per niente, ma stasera si nota, così come si nota che i suoni non sono i soliti, ed è questo il difetto più sostanziale.
La caratteristica dei dEUS è di creare uno stile personalissimo e unico attraverso una ricchezza di livelli sonori, di particolari minuti ma curatissimi, di sostrati e colori vari e diversi che si amalgamano perfettamente (di solito in modo assolutamente dissonante). E di solito questa particolarità dal vivo non si perde. Invece a Ferrara è mancato un po’ di quel terreno aspro su cui crescono le canzoni dei belgi, così che alcuni dei pezzi ieri sera sembravano più canzoni rock che canzoni dei dEUS.

Il gruppo:
I dEUS si presentano in formazione ormai più che consolidata. Al centro Tom Barman (chitarra e voce con la faccia di pongo) e Mauro Pawlowski (chitarrista italo/belga/polacco etereo ma carnale). Ai lati in giacca elegante su canotta da muratore Klaas Jackson Janzoons (violino e tastiere/effetti + cappello da cowboy e faccia imperturbabile) e Alan Gevaert (basso. Sono certa che l'hanno trovato al porto). Stéphane Misseghens dietro la batteria, forte come un toro, calmo e placido come sempre. Mai visto sudare.

In definitiva:
Per me un concerto bellissimo, emozionante, coinvolgente, energetico, fantastico, irripetibile.
Per chi non ascolta i dEUS dal ’94, forse posso azzardare un giudizio un po’ meno entusiasta. Buonissimo, divertente, coinvolgente, ne è valsa la pena, ma non illuminante sulla via di Damasco.


di: marble

Articolo inserito il: 2006-07-17


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