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DEPECHE MODE

Nothing's impossible

DEPECHE MODE, . Locarno, Roma, Nimes 2006-07-20    

Live > Vedere tre concerti dello stesso gruppo a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro ti permette di notare molti particolari che nella visione unica dell'evento rimangono in ombra. Sono piccolezze, perù. Ti rendi conto che la struttura dello show è perfetta. Studiatissima, dalla scaletta ai gesti, dalle poche parole dette prima delle canzoni alle presentazioni dei musicisti. Qualcosa che si avvicina ad un rito che si ripete ad ogni data del tour, che si replica uguale e senza sosta davanti alle urla estasiate di fans adoranti ogni volta diversi. Ma anche per chi vede più volte lo stesso show il pericolo di un deja -vu è lontano anni-luce. Ogni volta ricordi vividi e conosciuti da tempo si infiammano di emozioni nuove e piacevolmente sconosciute che il gruppo o il pubblico riesce a far scaturire o che le vecchie braci incenerite riattizzano a dovere. E non è l'esaltazione per l'ultima rivelazione dell'anno. Tutto ciò si replica con classe impeccabile da almeno vent'anni. Stiamo parlando dei Depeche Mode, una formazione di 3 elementi (in origine 4) che ben si amalgamano e si completano l'un l'altro: la sensualità del cantante, il genio dell'autore e la professionalità del creativo. E la voglia di tenere alto il baluardo dell'elettronica e più in generale dello stile e delle sonorità di un certo tipo contornate da testi simbiotici con la musica e performance figurative e simboliche da veri miti. Un'originale carriera iniziata 25 anni fa, nei frementi anni 80, e portata avanti in grande stile con la capacità da una parte di rinnovarsi e dall'altra di mantenere le peculiari caratteristiche musicali e non che contraddistinguono la band. Ma con ordine.

10/07/06, Locarno (Svizzera). Ore 19: si aprono i cancelli in piazza Grande, e i primi fans giunti sul posto già da ore si precipitano alla transenna consacrandosi l'agognato posto nelle prime file. Durante l'attesa un dj intrattiene mettendo musica house ed elettronica. Sventolano tante bandiere italiane, fiere della fresca vittoria ai mondiali il giorno prima. Quando il dj finisce e parte la musica pre-show il pubblico comincia a scaldarsi sul serio. E' ancora chiaro, si spegne anche la musica e si accendono le luci giuste d'atmosfera. Tra le urla di trepidazione del pubblico partono le prime note di "A pain that I'm used to": ed ecco finalmente placata l'attesa eccitata dei fans con l'ingresso dei Depeche Mode sul palco. Partono subito con la carica giusta e in grande stile, catturando l'attenzione anche dei meno curiosi grazie alle mosse energiche ed eleganti del cantante (Dave Gahan), all'abbigliamento tipico ma inconsulto del chitarrista e compositore (Martin Gore) e al tattico posizionamento del terzo membro fondatore del gruppo (Andrew Fletcher) dietro ad un sintetizzatore a forma di ufo, ideato come tutto il palco futuristico dall'originale regista Corbijn. Scelte ben studiate, coreografiche, musicali, performative. Basi elettroniche sintetizzate alla vecchia maniera per le canzoni più recenti e arrangiamenti nuovi di chitarra e piano per le vecchie hits. Un mix vincente e coinvolgente, che predilige concentrare nella prima parte del concerto i nuovi lavori per dare spazio nella seconda parte dello show a un'escalation di pezzi amatissimi dall'interpretazione sentita e appassionata. Impossibile non notare la pronta risposta del pubblico devoto a questa successione in cui si alternano commoventi assoli suonati e cantati dal genio della band (Martin Gore), a nuove e distinte creazioni del cantante (Dave Gahan), che si esibisce poi in sensuali interpretazioni delle glorie passate, mandando in visibilio gran parte del pubblico femminile adorante e spiazzato. Il pubblico maschile risponde cantando a gran voce le parole delle canzoni più famose, facendo la parte da protagonista in "Stripped" e in "Enjoy the silence", dove Dave Gahan lascia il microfono proteso alla mercé del pubblico cantante. E ottiene un gran bel risultato, uscendo soddisfatto per la reprise insieme a tutta la band. Si prende più riposo degli altri membri lasciando lo spazio per un'ultima canzone al collega Martin Gore, che fa scorrere lacrime di ammirazione con "Leave in silence". Ma la sorpresa, ormai tanto vociferata da essere però conosciuta, arriva con un pezzo del lontano 1981, "Photographic", che scatena tutto il pubblico con il suo ritmo martellante ed elettronico pronto da ballare. Un'esplosione di gioia soprattutto per i vecchi fan, e la promessa di un ritorno sulle note dell'ultima canzone "Never let me down again". Una piccola delusione per non essere rientrati ancora una volta per il bis, ma la performance è stata indubbiamente densa e perfettamente gestita, salvo apprezzamenti o meno per le versioni acustiche delle vecchie memorie originariamente elettroniche.

Per quanto riguarda le differenze con le altre due date. Roma, 17/07/06, Stadio Olimpico. Il pubblico accoglie col fragore di uno stadio non strabordante un Dave Gahan non al massimo della forma, che non si agita più di tanto e che sorride raramente (tranne i sorrisi di convenienza). Probabile stanchezza dopo mesi di tournée, ma la delusione del pubblico più attento brucia di rabbia di fronte ad uno stupendo e grandissimo palco, con tanto di lunga passerella, di palla gigante argentata sospesa sulla sinistra dove passano alcune parole delle canzoni (nei palchi piccoli come a Locarno non viene montata) e ad una grande location forse un po' troppo dispersiva. Per il resto la scaletta rimane invariata, eccezione fatta per "Shake the disesase", che va a sostituire "Leave in silence", sempre interpretata da un commovente Martin Gore.
In casa francese (Nimes, 20/07/06), invece, forse la suggestiva cornice dell'arena romana gli esaltanti cori e le ole dei fans locali hanno creato la giusta atmosfera per l'ottimo umore della band al completo. Più carichi e divertiti che mai, con la voglia di comunicare con il pubblico attraverso la loro musica, il loro affiatamento e la loro accattivante interpretazione. Perfetta la performance sotto ogni punto di vista. La conferma che questo grande gruppo con migliaia di devoti al suo seguito è capace di esaltarsi e non solo di esaltare, divertendosi proponendo artistici show che condensano 25 anni di carriera e meritandosi tanta attenzione anche per i nuovi lavori, sperando che continuino a farne.


di: VIOLA

Articolo inserito il: 2006-08-01


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