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ARDECORE

Pe' tte, che me fai vive nelle pene...

ARDECORE, . 2006-07-16    

Live > Con Giampaolo Felici, voce e leader del progetto Ardecore, c’è stato una specie di inseguirsi a distanza, per realizzare questa intervista. Accordatici in occasione della loro data milanese al festival della webzine Rockit, il MiAmi, si sarebbe dovuta svolgere qualche settimana più tardi a Inzago, nel corso della Festa della Magnolia, dove gli Ardecore avrebbero suonato nella serata conclusiva. Ma quella sera non si era riuscita a fare, anche perché una serie di ritardi e intoppi aveva fatto sì che io arrivassi giusto in tempo per il concerto, e così ci siamo messi d’accordo per un’intervista via mail, che è quella che leggerete qui sotto.


Prima della sequenza domanda-risposta, solo due righe per presentare (a chi non li conoscesse ancora) gli Ardecore, e dire del concerto di Inzago. Ardecore nasce dall’incontro tra Giampaolo Felici, folksinger/one man band/agitatore della scena romana, e la band jazzcore degli Zu. L’idea è quella di rivisitare gli stornelli della tradizione popolare appunto romanesca, attualizzandone la veste musicale e anche il significato dei testi e dell’epos che trasmettono. Non un’operazione nostalgica, beninteso, né fatta con intenti “secchioni” o divulgativi (anche se una positiva ricaduta sotto tale aspetto indubbiamente c’è stata), ma semplicemente un atto d’amore verso delle radici proprie a cui levare una stucchevole patina di macchietta e kitsch per restituire una giusta importanza anche sociale e culturale.


Il concerto è un’esperienza cui, se vi capita, assistere senza esitazioni: a parte l’indubbia potenza dei brani proposti (drammatiche figure di carcerati, delitti d’amore, tragicissime storie di morti lungo il Tevere), lo spettacolo è assolutamente coinvolgente, e dal punto di vista musicale è davvero splendido notare come pezzi vecchi di decenni quando non di secoli siano perfettamente attuali grazie alla forza interpretativa di Giampaolo, e al “tiro” che gli Zu assicurano con contrabbasso-batteria-sax, senza dimenticare il fondamentale apporto di Luca Venitucci e Valerio Borgianelli (rispettivamente fisarmonica e piano rhodes e vibrafono e percussioni), oltre che il valore aggiunto dato dalla presenza del guru dell’underground americano Geoff Farina, ospite alla chitarra elettrica. I brani del disco sono proposti con una veste più ruvida e “scaciona”, senza perdere (anzi acquistandone!) un grammo di intensità e di colore rispetto alle studio version, e dal vivo aumentano, se possibile, il coinvolgimento e il calore. Ed è poi anche un gran piacere il veder suonare e il veder far nascere il suono, da parte di questi bravissimi musici.


Ora le domande!


- Vabbé, partiamo con questa che è un po' scema, ma è una curiosità personale che mi arriva dalla lettura dei testi. Che vuol dire la parola "minente"? e chi è “er mannataro"?


Credo che la minente sia il termine che veniva usato per definire una persona di estrazione popolare o comunque di rango basso. Il mannataro era una figura che faceva parte delle confraternite religiose: andava in giro per i rioni a chiedere i soldi per finanziare le processioni.


- Curiosità soddisfatta! Hai voglia di scrivermi qualcosa riguardo ai vostri piani per il futuro, alle registrazioni che state per fare, a eventuali ospiti, alla scelta dei brani…


Abbiamo di fatto già iniziato le registrazioni del nuovo disco, che uscirà la prossima primavera. Sarà un album per metà in romanesco e per metà in italiano, per quel che riguarda le liriche. Non saranno presenti brani famosi della tradizione popolare, ma alcune perle dell'immensa tradizione musicale italiana di inizio '900, non solo romana. Conterrà anche alcuni brani scritti da me e arrangiati, come sempre, da tutto il gruppo. C'erano brani inoltre che necessitavano di un riadattamento anche dal punto di vista delle liriche, non solo da quello strettamente musicale, quindi troverete all'interno del lavoro molte rivisitazioni sparse, quando non addirittura rielaborazioni ex-novo.

- Com'è nata la collaborazione con il manifesto? eravate già in contatto, vi hanno cercati loro, li avete cercati voi... Immagino continuerà anche per il prossimo disco, giusto?


Sì, il prossimo uscirà sempre per il manifesto, e questo ci fa stare tranquilli, perché con loro ci troviamo molto bene e c'è un clima di stima reciproca. Magari non condividiamo tutte le scelte editoriali, come etichetta, ma siamo d'accordo sul tipo di politica di mercato, e trovo, personalmente, molto positiva l'idea di produrre cose anche molto diverse fra loro. Fummo noi a portare in ascolto le nostre prime registrazioni, e loro furono da subito entusiasti del progetto.


- Il disco "Ardecore" aveva una sorta di divisione in tre capitoli, o filoni...E' stata una scelta meditata o è venuta da sé? E poi, anche per il prossimo lavorerete a delle sequenze tematiche o farete un lavoro più libero?


Come ti accennavo prima, il lavoro sarà molto meno schematico nella sua costruzione. Sarà per molti aspetti un disco molto diverso dal precedente. Diciamo che con "Ardecore" abbiamo quasi voluto riportare alla luce il folk romano così come lo vedevamo noi, denso, scuro e pieno di suggestioni dal punto di vista musicale... Un po' come dire: "Guardate che esiste un suono radicale anche a casa nostra: perché non partiamo da qui?".


Trovo fondamentale saper suonare partendo dall'insegnamento che ti viene da sotto i piedi, dalla terra che ti ha cresciuto. Diciamo che useremo il primo disco come punto di appoggio per un discorso molto più articolato. Chissà, poi magari risulterà meno interessante... Staremo a vedere!


- I musicisti coinvolti: vi conoscevate già? avevate già lavorato insieme? mi racconti un po'? E: come è stato il processo di lavorazione dei brani, la cura sugli arrangiamenti, eccetera? avevate in mente qualcosa di preciso, come atmosfere, come suoni e quant'altro? e siete soddisfatti di come è uscito il disco?

Ci conosciamo con gli Zu da prima che si chiamassero così. Loro tre facevano parte dell'ultima formazione dei Gronge, da cui si sono evoluti con il suono che conosciamo e con il loro nome attuale. All'epoca fui io a registrare i loro primi pezzi nel nostro ministudio. In quel periodo passavo da un progetto noise all'altro, quindi decisi di chiudermi in studio, e cominciai a lavorare sulla voce e sulla melodia. Ardecore è arrivato molto dopo, e paradossalmente è un processo di rottura soprattutto per chi vive la musica dalla parte anti-commerciale: puoi arrivare ad un pubblico molto più vasto, ma rischi di sembrare un pazzo agli occhi di chi ti conosce.


Per quel che riguarda la presenza di Geoff Farina, come quella fondamentale di Luca Venitucci o di Valerio Borgianelli, c'è giusto da dire che ci siamo trovati in accordo sull'idea di fondo e che poi da ottimi musicisti quali sono, non hanno avuto difficoltà ad entrare nei brani, anche se in poco tempo.


Ora, dopo un anno di concerti in tutt'italia, stiamo registrando con una formazione molto più rodata e questo sarà un bene per il secondo capitolo.


- La differenza con il live: nonostante la presenza di terroristi sonori come gli Zu, il disco appare estremamente rispettoso delle canzoni, mentre dal vivo (e molto piacevolmente, sia chiaro!), "sbragate" un po' di più. Giusto o ho detto una stronzata? nel senso, al di là delle ovvie differenze disco/concerto, a volte si ha l'impressione che se certe cose un po' "osé" che fanno dal vivo soprattutto sax e batteria ci fossero state anche su disco forse sarebbe venuto ancora più una figata. A te!


Beh, chiaro che dal vivo c'è un coinvolgimento emotivo molto maggiore nei brani, ma questa differenza la si nota anche se hai inciso un disco di black metal!


Credo che il suonare "forte" di molti momenti del live esalti maggiormente il carattere drammatico dei testi. E' positivo, un po' come una reazione immediata ad un evento triste che ti può capitare nella vita. Ma senza filosofeggiare troppo, ti posso dire che quando suoni "elettrico" sei abituato a un sustain che in acustico non puoi ottenere, ma che tendi a ricercare, nel modo di suonare più enfatizzato. Sostanzialmente credo stia in questo la differenza.


-Blind Loving Power, il tuo progetto solista: mi descrivi un po' che musica fai? in internet non ho trovato molte informazioni riguardo alla tua attività solista e sarei curioso... Anche di sapere tu da che musica arrivi, come ascolti e tutto il resto!


Come ti dicevo, ci fu un periodo in cui mi chiusi in studio a registrare tutto quello che mi veniva da suonare, e soprattutto passare da uno strumento all'altro. Questo mi ha permesso di sperimentare molto sugli arrangiamenti, e devo dire che mi è stato molto utile, anche se davvero ho passato molto tempo sepolto in studio! Decisi che era giunto il tempo di fare qualche concerto e sfruttai l'occasione che mi diedero gli Zu, di accompagnarli nel tour europeo che promuoveva il loro secondo lavoro, dopo la rottura con Roy Paci. Portavo un progetto che era un po' il sunto "one man band" di ciò che stavo vivendo in quel periodo. Il nome era appunto "Blind Loving Power": pezzi dirty gospel accompagnati con chitarra, percussioni sotto i piedi e delle basi di cori gospel sparse all'interno dei brani. Mi divertivo un casino e la gente pensava che fossi davvero un reverendo predicatore folle! Lo pensai anche io! Durante il tour fummo pellegrini alla cattedrale di Chartres e al santuario della Madonna di Lourdes...


In seguito siamo andati in tour con i Karate come headliner e da lì è nata poi l'idea di registrare insieme con Geoff i brani del disco. Sto comunque per andare in studio a registrare come Blind Loving Power, insieme agli "Squartet", il gruppo che avete visto far parte di Ardecore a Milano al MiAmi quest'estate. In realtà esiste un mio disco inciso nel 2002, ma lo porto con me solo per i concerti.


- Altra informazione di servizio: i brani che avete suonato a inzago e che non erano sul disco: mi dici i titoli, a parte Miniera e Sinnò Me Moro?

Alcuni brani che saranno presenti sul prossimo disco fanno già da tempo parte della scaletta dei nostri live. Ci sarà anche un vecchissimo sonetto che veniva dedicato alla triste storia di Beatrice Cenci...


- Mettersi a lavorare su brani così potenti come quelli che avete rielaborato: è stata una "pazza idea" o qualcosa che per voi poteva oggettivamente suscitare interesse (e direi che ne avete suscitato parecchio!)? Da un lato tutta una nobile tradizione che parte da Petrolini, tira in ballo Gabriella Ferri e quant'altro (anche Lando Fiorini? Boh, qui mi devi dire tu che sei romno se lui lo si salva o lo si butta via!), dall'altro invece una certa macchiettistica che gira attorno all'idea dello stornello romano (bastava vedere Barcarolo Romano, che lo cantava Bonolis a Striscia la Notizia!!!). Il rischio di finirne invischiati magari c'era, e invece fin da subito siete stati accostati (a ragione, secondo me) a un'idea di recupero nobile della tradizione antica come nei tempi fecero Nick Cave o Tom Waits. Hai/avete avuto mai paura che il vostro "atto 'amore" potesse invece essere frainteso o catalogato nel trash, o quant'altro?


Quando una persona si rende conto di aver buttato via una cosa di valore, nel momento in cui la ritrova tende a restituirgliene più di quello che realmente ha. Quindi si assiste ad un proliferare di gruppi folk che spesso non apportano nulla di nuovo alla tradizione, ma che fa comunque piacere ascoltare. Roma, essendo una grande città, ha avuto e continuerà ad avere molti interpreti delle sue storie, non tutti fortunati, né tutti illuminati, ma ognuno comunque con il suo perché. Nessuno, che io ricordi, ha contribuito a sviluppare il discorso più prettamente musicale, anche perché dal dopoguerra ad ora non ce n'era stato il bisogno, forse. Penso però che questo aspetto sarà fondamentale e che questa evoluzione del folk sarà uno degli elementi caratterizzanti della musica italiana, in futuro.


- Quasi alla fine (che sennò ti asciugo!): bilancio tuo e vostro di quest'esperienza finora?


Siamo molto contenti!


- Qua siamo al "volemose bene": mi dici tu, mr. Ardecore, la tua definizione dell' OMO ROMANO??? e infine: un disco che consigli per chi si voglia approcciare alla musica romana (a parte il vostro). E un film e un libro, se hai voglia!


Esiste una raccolta dal titolo "Romana", curata da Giuseppe Micheli, con moltissimi brani, comprendenti anche una storiografia della tradizione dal '500 fino al periodo pre-guerra. I brani, eseguiti da Sergio Centi, sono proposti tutti per chitarra e voce.


Sempre di Micheli (autore tra l'altro di "Madonna Degli Angeli" e "La Madonna Dell'Urione") è fondamentale anche avere "Dizionario della musica romanesca" (Ed. Newton).


Per trovare però l'enfasi tipica, da ricercare le incisioni anni '70 di Alvaro Amici, Gabriella Ferri e anche Lando Fiorini. Per la SUPER enfasi, ma con classe, c'è poi sempre Claudio Villa. In fondo lui è il prototipo del romano, seppur di altra generazione.


Ora come ora, però, un modello di romano non so trovarlo... C'è troppa gente!


Grazie mille a Giampaolo per la disponibilità e per le risposte.


Un saluto e un grazie "retroattivi" anche a tutti i ragazzi che hanno organizzato la Festa della Magnolia, che son stati bravissimi nell'organizzare il tutto, e soprattutto a creare un clima splendido e cordiale per tutti i giorni della manifestazione. Continuate così!


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2006-08-26


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