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PUKKELPOP

Un’avventura in più..

PUKKELPOP, . Kiewit (Belgio) 2006-08-17    

Live > Kiewit (Belgio), 17, 18, 19 agosto 2006

..e direi anche un’emozione non da poco. L’emozione e la trepidazione che accompagnano una partenza solitaria, le aspettative dei tanti e diversi tipi di concerti che andrò a vedere, l’atmosfera e il comportamento dello sconosciuto pubblico belga.. tutte immagini su cui abbarbicare in solitudine giganteschi castelli in aria.. in realtà per poco tempo perchè come spesso accade ai festival e ai concerti si trova subito compagnia. E si parte alla conoscenza dei nuovi gruppi o alla scoperta delle performances delle bands più attese e amate.



Siamo in Belgio, più precisamente a Kiewit, un paesino non lontano da Bruxelles che si popola probabilmente solo in occasione del PUKKELPOP, cioè questo grande festival di 3 giorni organizzato in una grande area verde attrezzata a dovere di tendoni, dance-hall e palchi all’aperto. In totale 7 postazioni da cui ascoltare musica, ballarla, scatenarsi, devastarsi e anche allegramente svaccarsi.. una bella idea, non c’è che dire. Peccato il tempo instabile e l’organizzazione non ottimale. Ma ciò non ha impedito ai più di godersi gli artisti preferiti.



Passo alla descrizione delle performances a mio avviso più interessanti, a quello che hanno espresso e comunicato, e a ciò che più mi ha colpito, dalle vecchie conoscenze alle new entries notate con piacere grazie a quest’ottima vetrina di artisti.



BECK. Purtroppo causa altro concerto che stavo vedendo e suo anticipo sulla tabella di marcia sono arrivata tardi e mi son persa la prima canzone. Sentivo da lontano le ultime note di “Loser” e mi sono messa pure a correre ma era già finita quando sono arrivata! Il palco era lontano ma l’acustica si sentiva molto bene anche in fondo. Una performace sui generis, quella che ho visto. Un sacco di gente sul palco a manovrare telecamere e burattini che ritraevano Beck e la band e venivano poi proiettati per la maggior parte del tempo sui maxischermi, invece che inquadrare gli artisti veri all’opera. Sul palco poi veri sketch teatrali sia tra i burattini sia tra i musicisti, che addirittura mentre Beck suona solitario una hit da “Guero” si sono messi a tavola e un cameriere ha servito loro da mangiare e bere. Molto suggestiva direi e originale, come del resto la musica dell’artista di Los Angeles, contaminato da vari generi musicali che riversa nelle sue eclettiche creazioni, mischiando folk, blues, rock, rap e aggiungendo influenze anche extra-continentali. Forse mi ha distratto un po’ troppo la teatralità della scena e in realtà il mio ascolto musicale è passato così un po’ in secondo piano, ma Beck a parte le vecchie canzoni ha voluto essere più “acustico” e folk, se vogliamo, anche con le nuove.



RADIOHEAD. Sicuramente uno dei concerti più sentiti a livello emozionale, essendo per me la prima volta che li vedevo dal vivo. Il palco illuminato di blu e viola ben rispecchiava l’atmosfera tendenzialmente gloom delle canzoni e della voce di Yorke, inquadrato per la maggior parte del tempo in viso e proiettato sui maxi-schermi, a discapito forse degli altri membri del gruppo, cui è stata data pochissima visibilità. La prima parte del concerto, durato poco più di due ore, ha visto la presentazione di alcuni brani del nuovo album in uscita nei prossimi mesi per lasciare spazio poi ad alcune delle loro chicche più struggenti e coinvolgenti, del calibro di “Karma police”, “Paranoid Android”, “Idiotheque”, “Everything in its right place”.. e alla richiesta del pubblico della loro hit più famosa, “Creep”, Thom Yorke risponde seccato che forse la faranno all’ultimo, ma in realtà nulla s’è visto, non essendo troppo amata dal gruppo, siccome ha dato loro “troppa fama” (!). Una perfetta conclusione della serata con un concerto evocativo e malinconico come questo.. da commuoverti e spezzarti il fiato!



THE DRESDEN DOLLS. Gruppo a me finora semi-sconosciuto, a parte un paio di canzoni, dal vivo mi hanno piacevolmente sorpresa e coinvolta. Un duo voce-piano e batteria-chitarra (a seconda dei pezzi), lei con voce potente e quasi maschile e lui con energia sinergica e perfettamente sincronica alla guida sicura e trascinante di lei. Incredibile come sole due persone riescano a trasmetterti la stessa forza sonora che ti dà solitamente una band di almeno 3 o 4 elementi. O almeno questa è stata la mia sensazione al momento. Ho visto altri duetti ma mai così potenti prima d’ora. Davvero tanta passione scaturiva da quel palco, attraverso le melodie che sanno di punk e di anni 80, la voce un po’ a singhiozzo e le gestualità teatrali accompagnate da una perfetta batteria e da un’espressività non comune.



THE TWILIGHT SINGERS FEAT. MARK LANEGAN. Avevo già visto i Twilight singers una volta come apertura di un concerto degli Afterhours, 2 o 3 anni fa tipo. Lì forse perchè non aspettavo altro che l’altro gruppo iniziasse non mi avevano entusiasmato più di tanto. Anche stavolta in realtà ero lì più per Mark Lanegan, ma nell’attesa delle 2 o 3 canzoni in cui avrebbe duettato con loro mi hanno piacevolmente trascinata nelle loro sonorità energizzanti dal sapore di sano e carico rock’n’roll. Componenti affiatati tra loro e con la voglia di dare al pubblico l’esperienza e la passione acquisita in anni di attività (per altro i nostri non sono proprio dei giovincelli eh eh!). Le mie aspettative sono state poi debitamente soddisfatte dalla voce e dal comportamento di Mark Lanegan, che non ha spiccicato parola durante tutto il tempo passato sul palco. La sua espressione facciale seria e distinta, la sua voce calda e profondamente malinconica non può non farti sognare. E poi il suo modo eccezionale di riuscire a rimanere distaccato regalando solo la sua voce e non concedendo segni di una qualsiasi emozione che stesse vivendo, quasi che l’arte lo elevasse al di sopra dell’umana condizione. Come direbbero i tedeschi “das ist aber Klasse!”.



MASSIVE ATTACK. Uno spettacolo sonoro. La mia postazione a lato del palco mi metteva faccia a faccia con le enormi casse da cui avvertivo le fortissime vibrazioni di basso che mi scuotevano nel profondo e mi martellavano nel petto impartendo il ritmo delle mie pulsazioni. L’alternarsi delle voci maschili e femminili mi faceva piombare in così diversi stati d’animo che fatico a ricordarmi le sensazioni provate in quei momenti di dolce e cercato stordimento. E le luci. Le luci che adombravano più che illuminare i musicisti, e creavano attorno a loro quell’atmosfera di indefinito che ben si accostava alle loro sonorità elettroniche e trance.



HIM. Un’ottima sorpresa (e conferma). Dal vivo davvero coinvolgenti e appassionati del loro stesso suonare, consapevoli di avere un certo impatto sul pubblico, che hanno reso partecipe attraverso le loro tipiche movenze e la loro studiata impostazione sonora fortemente impregnata di metal e hard rock. Perfettamente in linea con il loro stile musicale dall’effetto un po’ epico era il palco adornato di maestosi lampadari dorati con tanto di candele accese, mentre sullo sfondo dipinti rinascimentali si intravedevano sotto la scritta con il nome della band e le decorazioni che troneggiavano alle loro spalle. Anche se il cantante Valo non si è scatenato troppo, non sono mancati gli sguardi spiazzanti e ammirati scaturiti dai suoi occhi ipnotici rivolti ad un pubblico consistente e attento, che cantava con partecipazione molte delle canzoni proposte. La sua parte la completavano il bassista e il chitarrista, più agguerriti che mai e desiderosi di trasmettere la loro buona dose di carica al pubblico, che ha ricambiato calorosamente. Ottima alchimia anche tra gli altri componenti della band, che hanno trasmesso quella sensazione di oscuro fascino accompagnato a dolce e violenta bellezza.



PLACEBO. Da atmosfera giusta la pioggia fitta che ha preceduto l’entrata delle attese “star” della serata. Anche se ci ha bagnato tutti fradici. Imperterriti e irremovibili siamo rimasti ad aspettare sotto il diluvio attaccati alle transenne. Ed eccoli. Davide e Golia, mi sembravano, Brian e Stefan. Facevano anche un po’ ridere l’uno vicino all’altro. Ma quanto sono stati bravi?! Molko era proprio di buon umore. Forse il suo clima ideale ha creato la condizione psicologica ad hoc per un gran concerto. E ha addirittura ringraziato il pubblico di averli attesi nonostante il maltempo! Altre volte non è stato così gentile.. Grandi, davvero. Gran bello show di loro che si vedevano appassionati e carichi. Poche canzoni nuove e tante vecchie, le più belle tra l’altro. Suonate non con la perfezione meccanica apatica di chi l’ha fatto ormai troppe volte (come già li avevo visti fare), ma con la grinta necessaria a scatenare il difficile pubblico belga che poco prima si era distrutto con gli Artik Monkeys (?!?) e impregnato di acqua piovana gelata. Stefan si mostra sempre proteso verso il pubblico ed esercita un fascino incredibile maneggiando abilmente il basso o la chitarra, che imbraccia con elegante foga. Brian saluta e ringrazia, e fa scappare anche qualche battuta.. “E ora un’altra canzone che ha a che fare con il mio argomento preferito: me stesso!” (prima di attaccare Special K). Da brava esigente star perfezionista cambia tantissime chitarre, quasi una a canzone, nonostante i suonatori “fantasma” dietro di lui che neanche vengono menzionati.. è tutta scena? Di certo rimane l’indiscussa bellezza oltre che del suo trucco (e dei suoi trucchi) della sua voce e soprattutto della musica che ti getta addosso veli di nera nostalgia difficilmente dimenticabili.



Brevi appunti su altri concerti. Ho odiato gli Artik Monkeys perchè hanno scatenato un pogo incredibile da 15enni con delle canzonette “carine”. E scusate la poca profondità e acutezza/analisi del fenomeno. Ho apprezzato i Belle and Sebastian anche se li ho visti praticamente solo un quarto d’ora. È impressionante vedere quanti siano sul palco! Tipo saranno 7 persone! Piacevole sorpresa sono stati i Magic Numbers e la loro musica facilmente orecchiabile ed eseguita con semplicità e professionalità. Mi hanno fatto scatenare i Lostprophets e Millencolin, perchè avevano voglia di agitarsi e agitare il pubblico attraverso la loro musica che porta con sè una carica e una scarica adrenalinica potente. Mi hanno aspramente deluso i Keane, con quella loro mollezza e la totale assenza carismatica del cantante. Ottimo impatto visivo e sonoro quello creato dai Daft Punk, probabilmente il gruppo preferito dalla maggioranza del pubblico belga, che si esaltava a ballare tutti pezzi mentre ammirava con stupore l’intenso e spettacolare gioco di colori e luci proveniente dal palco, dove a dominare la scena erano su un “trono” i due musicisti.

In conclusione, il tutto è stato un’interessante vetrina da cui notare band più o meno nuove e talentuose e un’ottima occasione tramite cui assistere a più o meno spettacolari e indimenticabili performances di grandi gruppi. Da ripetere magari in Italia con un tempo migliore la prossima volta.


di: VIOLA

Articolo inserito il: 2006-09-01


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