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DISCO DRIVE

There’s a party!

DISCO DRIVE intervista, . Magnolia, Milano 2006-09-01    

Live > L’intervista: mi accomodo nei camerini con i tre Disco Drive: Alessio (chitarra, voce, seconda batteria), Jacopo (batteria e cori) e Matteo (basso e voce). Presente anche Bruno dei Settlefish vittima di continue frecciatine ironiche ma amichevoli da parte del trio, così da far diventare il gruppo bolognese quello più nominato durante l’intervista.

FE: Inizierei subito tirando in ballo Matteo, visto che è l’ultimo arrivato. Dove l’avete scovato?

J: È stato per intercessione dei Settlefish, che sono nostri amici di Bologna, poco conosciuti [risate generali], che suonano sempre per primi, aprono sempre loro...

A: Questa la tagliamo...

F: Certo.


J: A parte gli scherzi, lui [Matteo] è di Bologna, i Settlefish sono di Bologna, siamo molto amici dei Settlefish, loro sapevano che stavamo cercando un bassista, per cui...

F: Non è stata una scelta travagliata, con molti provini?

A: Beh, provini ne abbiam fatti.

J: Poi lui è venuto, sapeva già tutti i pezzi quindi...

A: Poi è abbastanza simpatico...

J: Non eccessivamente...

A: L’unico difetto è che è un po’ troppo alto.

J: Bisognerà ricorrere ad un’operazione o a qualcosa del genere...

A: E poi abbiamo ringiovanito il gruppo.

J: Sì, lo abbiamo svecchiato, dieci anni di meno... abbiamo abbassato l’età media per il prossimo campionato.

M: Si punta sul vivaio.

J: Puntiamo sui giovani, siamo un po’ come il Chievo o l’Atalanta o queste squadre qui...

F: Invece ho sentito il “Very Ep”, bello, ma non capisco questa scelta, puntare su un Ep senza magari aspettare per poi concentrarsi su un disco vero e proprio. Un po’ troppa urgenza?

J: Eh, ce lo dicono un po’ tutti, sembra che l’Ep sia un po’ impopolare.

A: In realtà l’album [“What’s wrong with you, people”] era uscito da quasi due anni, un anno e mezzo fa, magari c’è gente che sta scoprendo l’album adesso ma per noi sono pezzi vecchi di 3, 4 anni.

J: I pezzi sull’album risalgono al 2002, 2003. Quelli dell’Ep in realtà sono stati scritti durante il tour del disco. La scelta di fare un Ep è stata semplicemente una decisione “di sentimento”: quei pezzi li abbiamo visti nascere e svilupparsi nello stesso momento, per cui non avevamo voglia di aspettare un anno perché invecchiassero. Avevamo questi 4 pezzi e li abbiamo registrati. Tra l’altro non è stata una scelta premeditata, ma sono stati gli ultimi pezzi che abbiamo scritto e registrato con Andrea [Pomini], e anche per chiudere questa fase con lui che è uscito questo Ep.

F: Ho letto che state appunto preparando del materiale nuovo e si tratta anche di pezzi per voi piuttosto lunghi, 5, 6 minuti...

A: Anche 8...

F: Ma anche nell’Ep ci sono tracce più dilatate. Questa è stata una scelta precise perché avevate voglia di fare qualcosa di diverso, oppure è successo e basta?

J: Secondo me questo è successo perché tanti dei nostri pezzi nascono improvvisando, sia dal vivo sia in sala prove, e da delle code strumentali improvvisate escono altre canzoni. Per esempio sull’Ep c’è l’ultimo pezzo che l’abbiamo totalmente improvvisato in studio, e come è venuto l’abbiamo tenuto.

A: In realtà anche sull’album dovevano esserci dei pezzi lunghi, poi tutti i finali che erano molto dilatati li abbiamo tagliati nella fase di pre-produzione. Invece l’Ep è venuto più simile alla nostra dimensione live, perché dal vivo tendiamo ad allungare i pezzi.

F: E dal vivo state già testando i pezzi nuovi.

A: Sì, tre o quattro. In realtà ne abbiamo anche altri, ma sono da provare, mentre quei tre sono a posto.

F: Il disco uscirà l’anno prossimo, quindi...

A: Sì, beh, il prima possibile. Vogliamo registrare prima che i pezzi diventino vecchi, come è successo sia per l’Ep che per l’album.

J:. L’idea è che alla fine di questo mese ci fermeremo appunto per lavorarci un po’ meglio, per ragionare sui pezzi, come magari non abbiamo potuto fare fino ad adesso per i vari impegni

F: Già, dopotutto avete un’attività live più che frequente. Quanti concerti fate all’anno? Sono tantissimi.

A: Mah, credo un centinaio...

J: Nel 2006, per ora sono 70. Ciò nonostante i pezzi li facciamo e ne scartiamo anche. Magari in sala prove riusciamo a fare tre pezzi un una prova sola, poi magari si tratta di avere un po’ più di tempo per scartare, decidere, lavorarci sopra. L’idea per il prossimo album invece è quella di ricorrere allo stesso metodo usato per il primo: quando abbiamo raggiunto il numero di pezzi prefissati siamo andati in studio a registrare, e magari smontare e pezzi e assemblarli tra loro. Per questo smettiamo del tutto per un po’ di tempo.

F: Avete un’attività live frequente, questo dall’inizio, da ancora prima che “esplodesse” il primo disco...

A: Noi abbiamo preparato cinque pezzi proprio perché dovevamo suonare dal vivo. Avevamo prima fissato il concerto...

J: Poi c’è stato da trovare i pezzi e, il giorno prima, decidere il nome.

A: Alla fine suonare dal vivo è fondamentale, è assolutamente la nostra priorità.

J: Diciamo che noi veniamo da un background a quel tempo più punk, dove non c’era tanto bisogno di avere per forza un disco fuori per poter suonare, ma semplicemente si facevano dei pezzi e si andava a suonare. Poi io e Alessio suonavamo in gruppi diversi, ma sempre molto spesso dal vivo, quindi quando ci siamo messi assieme era chiaro che puntavamo a fare concerti nel giro di pochissimo. Abbiamo fatto un tour europeo dopo sei mesi che suonavamo assieme.

A: Addirittura la prima data l’abbiamo fatta dopo soli due mesi.

F: Qualche tempo fa giravano alcune malelingue, del tipo “C’è Andrea Pomini che ha tanti contatti, è ovvio che suonano tanto in giro, anche all’estero, fanno subito un disco che ha successo”.

J. In realtà i concerti li organizzavo io.

A: E poi tu puoi avere tanti contatti, ma poi le cose devi farle e dimostrare cosa sai fare, non piovono dal nulla.

J: Come ti dicevo, suonavamo molto con i due gruppi che avevamo, poi Andrea aveva un’etichetta, io avevo un’altra etichetta per cui avevamo sì delle conoscenze, però...

A: La stupidità di queste frasi delle malelingue sta nel fatto che noi abbiamo suonato un casino all’estero, e li mica sanno chi è Andrea Pomini!

F: E invece all’estero com’è la situazione rispetto a qui? Meglio? Peggio?

J: Diciamo che sinceramente a me piace di più suonare all’estero.

M: Anche a me, il pubblico sembra più attento.

A: Secondo me in Italia molti vengono a vederti per dare dei giudizi, per dire cose del tipo “Ah, quello mi ricorda quel gruppo lì”.

J: Adesso in Italia il nostro nome è girato e quindi non siamo proprio degli sconosciuti. La gente che viene a vederci, visto per come è fatto il pubblico italiano, ma per pubblico italiano metto anche me stesso, è subito tendenzialmente molto critica invece che di supporto. E così appena c’è un gruppo, si inizia sempre con “Assomigliano a quelli là, copiano quegli altri”.

A: Ma solo per il fatto che siamo italiani...

M. E infatti la solita frase “Strano che siano italiani”.

A: Oppure “Cazzo, non sembrate neanche italiani”.

J: Secondo me l’Italia a livello musicale di questo genere qua è ancora abbastanza provinciale, col tutto che ci sono un sacco di gruppi validi e di etichette e di posti molto belli da suonare eccetera eccetera, secondo me su questo siamo provinciali e l’Inghilterra che per esempio è la patria del rock in assoluto ci siamo trovati sconvolti ad arrivare lì e suonare con gruppi e scoprirci molto più professionali. Quindi da un punto di vista di mentalità musicale e generale, mentre invece siamo molto più navigati da un punto di vista di suonare in un gruppo ed essere abituati a fare una gavetta che in Inghilterra non fanno. E comunque come dicevo, qui il pubblico indie rock è tendenzialmente portato a giudicare...

A: Mentre i ragazzi più giovani vogliono solo divertirsi...

J. Questo è significativo perché in Inghilterra ai concerti ci sono i ragazzi di vent’anni. In Italia l’età media è molto più alta: il pubblico che legge le riviste, che si interessa di musica generalmente è più vecchio. Non “vecchio”, ma ai concerti vedi persone di trenta, quarant’anni: è gente che conosce la musica. Mentre in Inghilterra ci sono questi ragazzini che quando vedono il primo gruppo che passa, inglese, parte la folgorazione. Con questo non voglio dire che gli italiani sanno più di musica degli inglesi, però..

M: Qui devi andartelo a cercare il rapporto col pubblico, mentre lì è più spontaneo.

A: È anche più normale andarsi a vedere un concerto.

J: In Inghilterra se sali sull’autobus con la chitarra, nessuno ti guarda strano. In Italia fai un po’ sensazione. Se in Inghilterra dici “Sono un musicista” è una cosa rispettata, anche ammirata. In Italia la gente dice “Sì, ma di lavoro che fai?” [risate generali]. È chiaro che sono due mondi diversi. Secondo me invece il resto dell’Europa è un po’ a metà: per esempio in Germania, dove noi abbiamo suonato tantissimo, ha un po’ di tutti e due i mondi. Ha una grande organizzazione, questo anche perché già la Germania è strutturata di suo. Comunque personalmente anche a me piace di più suonare all’estero, anche perché trovo stimolante l’idea di essere a 1500 km da casa, in un posto dove non sono mai stato, in mezzo a gente che non parla la mia lingua, che non sa chi sono, non mi ha mai sentito e ciò nonostante è venuta qui stasera a vedermi.

A: Beh, sono due cose diverse. È bello anche quando qualcuno viene a vederti qui in Italia, anche qui abbiamo fatto concerti molto belli, ma se dovessi fare una top ten dei nostri concerti, i primi tre sarebbero fuori dall’Italia.

F: Fuori dove?

A: Beh, Inghilterra...

J: In Germania, lì abbiamo fatto un sacco di bei concerti... oppure a Praga! Ma anche in Italia, per esempio quando abbiamo suonato a Roma, lì è stato molto bello. Ma anche ad Aviano, al Velvet.

A: Sì però se pensi a Oxford, l’ultima volta...

M: Lì è stato clamoroso, ma anche a Nottingham.

F: Però è anche più facile dire “Ho suonato a Oxford, a Praga e ho fatto una gran serata” che non per esempio “Ho suonato a Sesto San Giovanni”.


M: Però sai in Italia gruppi come gli Zu, che suonano quasi solo all’estero, gli fanno delle feste, mentre a gruppi italiani che suonano solo qui e fuori no, non se li caga nessuno... Se sei un italiano e suoni all’estero puoi anche dire “Minchia, ho suonato a Oxford”, anche se sembra una gara a chi c’è l’ha più lungo.

F: Chi ha il concerto più lungo, immagino... Comunque anche qui ci sono gruppi che valgono, si stava dicendo...


J: Ma certo! Anzi, per quanto riguarda proprio i concerti ci sono un sacco di gruppi che si mettono sotto le scarpe la maggior parte dei gruppi inglesi...

F: Ma facciamo qualche nome!


A: Beh, a parte i Settlefish che insomma... [risate] a me piacciono i Uochi Tochi, gli Altro, gli Zu...

J: I Perturbazione, gli Ovo.

A: Poi... gli Amari, più su disco che dal vivo.

M: I Cut.

J: Assolutamente!!

A: Dal vivo si mettono sotto i piedi tutti i gruppi inglesi che abbiamo visto.

F: Una veloce domanda che vi pongo su commissione: qual è il vostro disco preferito dei Gang Of Four?


M. “Entertainment” è molto più diretto, però “Solid gold”...

A: Sì, ma la prima volta che ho ascoltato “Entertainment”... oooooooh!

J: Ma attenzione qui scatta l’aneddoto: tanta gente di quarant’anni ci diceva “Siete come i Gang Of Four” oppure “Avete copiato i Gang Of Four”.

A: E io non li conoscevo neanche. [risate]

F: Visto che tanta gente dice che i Franz Ferdinand sono uguali ai Gang Of Four... voi alla fine siete uguali ai Franz Ferdinand! [risate]


M: A parte che la nostra chitarra è Pink Floyd! [risate]

J:  Questa dei Franz Ferdinand è un’altra cosa che ci hanno detto. Anche questo è significativo perché quando loro sono diventati famosissimi noi suonavamo già da un anno e mezzo. Quando poi il nostro disco è uscito tanti hanno cominciato a dirci “Avete copiato i Franz Ferdinand”. E naturalmente quando abbiamo registrato il disco noi non sapevamo nemmeno chi fossero. Poi ognuno trova le somiglianze che vuole. Un discorso è però vedere le somiglianze, un altro è cercare di far confessare di aver copiato un altro gruppo.

M: Come se fosse facile poi fare un pezzo copiandone un altro... Che fai? Ti chiudi in sala prove, ti ascolti il disco dei Gang Of Four e tenti di copiare i riff?

F: Ah, ecco come fate a creare due pezzi nuovi ogni volta che entrate in sala prove! [risate]


A: Comunque io dico “Entertainment”, ma è molto meglio il Pop Group.

F: Invece dei Liars che mi dite?


A: A me piacciono. Non sono mai stato un grossissimo amante dei loro dischi, però mi piacciono perché sono uno di quei gruppi che cambia sempre però alla fine rimane lo stesso. I loro dischi sono totalmente diversi però capisci che sono i Liars.

M: Poi dal vivo sono un’esperienza.

A: Il mio disco preferito credo sia il secondo [“They were wrong, so we drowned”].

J: Sì.

M: Son d’accordo.

A: Però come ti dicevo i loro dischi non li ho mai ascoltati tantissimo, però sono un gruppo che fa bene alla musica [risate]. Dai, sono interessanti e rischiano, quello è l’importante.

F: Concludiamo con una nota ironica e di colore. Non so se lo sapete, ma qualche giorno fa ai Dinosaur Jr hanno rubato tutta la strumentazione...


A: Nooooo... merda...

F: ...avete qualche consiglio da dare? [risate]


J: Ah, ah, questa è buona. Chiudi a chiave che adesso ti riempiamo di botte!

F: Eh, è per questo che l’ho detta per ultima, altrimenti non andavo avanti!


A: Ma che consigli? In realtà loro sono pieni di soldi, non hanno bisogno dei consigli dei Disco Drive!

J: Comunque consigli non ce ne sono, è una bella sfiga, capita.

A: Al massimo “Non parcheggiare col furgone carico”.

F: Voi come avete reagito? [nel settembre 2005 a Disco Drive venne scassinato il furgone e rubata l’intera strumentazione]


J: Ci siamo organizzati e abbiamo aperto il portafoglio. Pensa che lui non ha ancora una cassa per chitarra, a distanza di un anno non abbiamo ancora ricomprato tutto. Comunque è stata una botta, sia a livello economico che psicologico: dopo aver fatto 70 concerti in 4 mesi, eravamo gasatissimi e poi è arrivata questa cosa che ci ha tagliato le gambe.

A: Dopo aver fatto delle date dappertutto, ci hanno derubato sotto casa!

J: Abbiamo provato a lasciare il furgone nei posti più impensabili e poi... Pensa che addirittura una volta vicino a Napoli abbiamo lasciato il furgone aperto e non ce ne siamo accorti, se non nel momento in cui siamo tornati al furgone!

F: Direi di chiudere qui, è bello finire un po’ in tristezza... [risate], comunque vi ringrazio!


Il concerto:


Dopo l’apertura di serata (non particolarmente brillante) affidata ai romani Cat Claws, salgono sul palco i Disco Drive. Da quel momento al Magnolia si scatena il finimondo. Un concerto tirato, noisy ed estremamente divertente. I tre sanno come muoversi, improvvisano spesso, battibeccano col pubblico e colpiscono con le loro scariche di doppia batteria. Molto più punk ed esagerati rispetto che su disco, riservano una performance grandissima, forse la migliore tra quelle a cui ho assistito. Non si risparmiano mai. Sarebbe stato davvero difficile aspettarsi di più.


di: Felson

foto di: Felson

Articolo inserito il: 2006-09-09


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