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AFTERHOURS

E’ la fine quella più importante?

AFTERHOURS, . idroscalo, milano 2006-09-06    

Live > Una sferragliata di canzoni. Una dopo l’altra. Senza parole, senza pause, senza commenti (a parte quello non proprio gentile sui francesi!). Stasera come un treno, gli Afterhours ci passano davanti con questa velocità dal ritmo serrato portando le loro sonorità rock alle nostre orecchie, purtroppo leggermente ovattate causa l’acustica non esattamente ottimale. Subito smentite le voci di un possibile concerto in inglese, che l’ultima volta ha scatenato più fischi che entusiasmo da parte della maggior parte dei fan storici, probabilmente poco inclini al cambiamento linguistico e stilistico. Quella che vediamo salire sul palco è una band in gran forma, che trasuda energia e voglia di comunicare, scaricando sul pubblico tutta la forza che sprigiona dalla voce e dagli svariati strumenti, canalizzata dal palco al verde prato dell’idroscalo. Questo polmone in periferia stasera è zeppo di gente, attirata anche dalla gratuità dell’evento promosso dalla Provincia di Milano, che ha utilizzato la location già altre volte nel corso dell’estate riscuotendo un buon successo. L’atmosfera è calda, e quando Manuel esordisce accende e infervora gli spiriti dei suoi devoti trasmettendo inusuale (per lui) positività, confermata poi dal suo atteggiamento in sinergia con tutto il gruppo e dai ringraziamenti rivolti verso il pubblico. Esordio con un titolo che si addirebbe maggiormente a un finale “E’ la fine quella più importante”, o piuttosto è stato forse un intento programmatico. Ma in realtà non è stata solo la fine quella più importante. Anche se in effetti la conclusione con le due cover beatlesiane “Live and let die” e “The long and winding road”, seguite da due delle loro canzoni più pregnanti “Non si esce vivi dagli anni 80” e “Male di miele” sembrerebbero confermare il proposito dell’apertura (per quanto mi riguarda). Invece Manuel dopo il revival dei sixties ringrazia il pubblico di non essere scappato! E come si fa a scappare, dopo che gli After hanno snocciolato una dopo l’altra in successione le loro canzoni più belle e scatenate? La vedova bianca, La sottile linea bianca, Dentro Marylin, Non è per sempre, Sulle labbra, Milano circonvalazione esterna, Sui giovani d'oggi ci scatarro su, 1.9.9.6., Non sono immaginario, Bye bye Bombay... Stavolta c’era anche una sorta di scenografia grafica dietro di loro, dei pannelli rimasti bianchi durante le prime canzoni dove poi hanno cominciato a proiettare luci e immagini tendenti alla psichedelìa. Alla fine hanno suonato tanto, ringraziato, e festeggiato anche il compleanno del nuovo bassista, aggiunto come il pianista solo di recente all’assetto classico della band. I due risultano ben amalgamati alla vecchia formazione, che si arricchisce di sempre maggiori effetti e novità sonore, che apportano una piacevole freschezza perfettamente intonata e in linea con il loro stile classico. Una sintonia arrivata dopo la lunga tournée che li ha portati in Europa e poi negli States, dove hanno cantato in inglese mostrando però un' “anima rock” tipicamente italiana. Forse da qui il desiderio di tornare in patria più carichi che mai, orgogliosi di mostrare il successo internazionale e desiderosi di suonare al meglio i pezzi nella madrelingua italiana, dopo mesi in cui sono state suonate le canzoni in inglese. Gli Afterhours si ripresentano piacevolmente trasformati e arricchiti, con un bagaglio esperienziale di notevole valore, che speriamo non sia un finale importante ma l'inizio o piuttosto la continuazione di un percorso che continuerà a scatenare le loro piccole iene.


di: VIOLA

Articolo inserito il: 2006-09-13

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