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JARVIS COCKER

An englishman in Milano

JARVIS COCKER, . 2007-01-22    

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18 Gennaio 2008: stasera ai Magazzini Generali c’è lui. Mister Jarvis Branson Cocker, 43 anni e passa, ex cantante dei Pulp per chi non lo conoscesse, in tour per promuovere il suo primo disco solista.


Ma procediamo con ordine.


Tocca ai Jennifer Gentle risvegliare un po’ gli spettatori e distrarli dalla lunga coda all’ingresso. Spettatori per la maggior parte abbigliati e acconciati in modo degno all’occasione: puro english style e qualche inglese vero. Ma non divaghiamo, almeno per ora. Torniamo al gruppo spalla: a dir la verità la band italiana risulta piuttosto molesta. Lo so, non impazzisco per loro, in realtà non sono affatto male ma magari con un cantante vero le considerazioni potrebbero essere assai diverse. E invece la sopportazione è poca, meglio parlare con i piacevoli compagni di concerto e assistere alla folla che lentamente occupa ogni spazio sotto il palco.


Attesa e desiderio tra il pubblico nel non troppo lungo spazio temporale tra le due esibizioni live. Attesa di un concerto e desiderio di ascoltare qualche pezzo dei Pulp. Jarvis sale sul palco, lui e un’arancia, e la serata decolla. Elegantissimo: nella voce, nel vestiario, nei movimenti, nel suo accento e nello humour. Elegante e inglesissimo. I pezzi del disco solista sono una sorpresa per me, piacevolissima. Tutto scivola via in modo più che piacevole, divertente direi. “Don’t let him waste your time”, “One man show”, “I will kill again”, una bellissima “Black magic” (pezzo finale della prima parte) e le altre canzoni del disco solista divertono senza minimamente stancare. E l’attenzione rimane totalmente concentrata su di lui: il suo fascino è palese, bizzarro e simpatico. Intrattiene volentieri il pubblico tra un pezzo e l’altro, tiene banco senza esagerare. Forse se la tira, forse è solo un inglese che è forte delle sue suggestioni. Ma è bello rimanere affascinati dal suo stile e dalla sua classe. E questa non è certo una novità.


La chiusura con “il pezzo vecchio” Satellite of love è invece una sorpresa per tutti. Inattesa, interpretata benissimo e forse un pochino deludente per qualcuno. La gente avrebbe voluto canzoni di un altro passato, più vicino e forse più ingombrante.


di: Felson

Articolo inserito il: 2007-01-18


JARVIS COCKER
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