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ALEX GOPHER

La dance che bacia alla francese

Alex Gopher, Alex Gopher. V2 2007    

Supporti > Alex Gopher è uno degli inventori del French Touch, quella via francese alla dance più sofisticata e soffusa, che negli ultimi anni ha avuto parecchio successo anche da noi. Ma Alex Gopher è anche un vecchio amico degli Air, con i quali da ragazzo suonava in un progetto indie-rock da cui poi si staccò quando Godin e Dunkel fondarono appunto il duo di “Sexy Boy”.
Da allora il vecchio Alex ne ha fatta di strada, proponendosi come uno dei più affermati e cool dj e produttori danzerecci, e facendo uscire poco prima del 2000 un disco (epitome appunto del French Touch) di notevole successo dal titolo You, My Baby And I, e poi il seguito Alex Gopher with Demon presents WUZ. Ecco quindi che uno si aspetterebbe che il suo nuovo capitolo discografico fosse, se non sulla falsariga degli altri, quantomeno appartenente alla club culture, e comunque zompettante anzichennò. E invece? E invece Gopher decide di far sapere al mondo che lui ci nasce musicalmente negli anni ’80, e dà alle stampe una manciata di canzoni che funzionano un po’ come un bigino di quell’epoca, il tutto con un sapore manifestamente pop. Ecco allora l’iniziale “Out Of The Inside”, dal ritornello alla Talking Heads e il singolone “Brain Leech”, molto figo ma che sembra pari pari un pezzo dei New Order. E se “Nasty Wish” e “Isn’t It Nice” rallentano i ritmi, ammiccando a quell’operazione di smorzamento della melodia che i “cugini” Air sanno a volte fare molto bene, così come “Boulder, Colorado”, si torna a fasi movimentate con “Carmilla”, altro potenziale singolone, bello pompato e che, oggettivamente, dà la paga a ben più di uno di quei gruppetti simil-80 che tanto furoreggiano di questi tempi. Il bassone di “The Game”, doppiato dal synth alla Killers, si incarica poi di far rimanere i neo-neoromantics sulla pista. E tutto il resto del disco oscilla tra momenti più dinamici e ballerini, e pause di riflessione, che invero sono i momenti senza dubbio più deboli (verrebbe da dire: inutili) di tutto il disco, ad esempio “Song For Paul” e “5000 Moons” (lasciale comporre agli Air, Alex, certe morbidezze sonore). Meglio quando prova a giocare con il groove, come avviene con “Go”, sostenuta da un riff di basso che ammicca a un funky bianco e gelido e che si lascia piacere.
In conclusione, e senza stare a arzigogolare troppo su queste musiche (ché esse stesse paiono non chiederlo!): quando Alex Gopher si ricorda di avere una sensibilità da dance master, l’innesto di questa su un patrimonio musicale anni ’80 funziona, e anche bene (pur se in modo molto calligrafico e meno interessante di quanto, ad esempio, fanno gruppi come i Klaxons), ma quando prova a convincerci che sa bene come scrivere la Bella Canzone Senza Tempo, beh, i risultati sono molto meno soddisfacenti.

Link: http://www.myspace.com/alexgopher


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-04-02


ALEX GOPHER