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ARCADE FIRE

Il ritorno dei Quebecuois

Arcade Fire, Neon Bible. Merge 2007    

Supporti > Il primo disco dei canadesi Arcade Fire, quel The Funeral uscito due anni fa, era stato davvero un’inaspettata sensation a livello mondiale, e personalmente mi aveva colpito molto per quella riuscitissima fusione di elementi ottanteschi (melodie epiche, grandeur nelle intenzioni, nervosismi new wave e melodrammi come se Bowie avesse fatto session mai pubblicate insieme ai Talking Heads) e profonda emozionalità e accoratezza di tutto quanto, condite di sincera e partecipata naiveté che l’ensemble (nove elementi!) capitanato da Win Butler e la sua sposa Regine Chassagne riusciva a comunicare in modo molto efficace.
I riconoscimenti per la band non sono tardati ad arrivare: oltre all’acclamazione di pubblico e critica, la sponsorizzazione illustre di David Byrne e David Bowie (appunto), che insieme alla band fece anche qualche comparsa live. Così gli Arcade Fire hanno deciso di prendersela comoda, e focalizzare bene la direzione da prendere, prima di dare un seguito a quel fortunato quasi-esordio (in precedenza c’era stato infatti un ep, di cui “No Cars Go” verrà ripresa proprio in questo Neon Bible). Eccoli quindi ora alle prese con Neon Bible, e che dire? Di certo le mosse non sono state sbagliate.
Perché si tratta indubbiamente di un disco da cui non prescindere, tra le proposte di quest’ultimo periodo: i ragazzi non hanno perso un grammo di ispirazione e hanno confezionato un lavoro che va sicuramente considerato come ampiamente riuscito, a patto di decifrarne le caratteristiche.
Le scelte fatte, innanzitutto: laddove The Funeral era appunto più naif e, se vogliamo, caciarone, nella sua ansia di dover dire, e dare, tutto e subito, Neon Bible è più ragionato e curato, negli arrangiamenti e nell’interpretazione vocale e strumentale. Se il predecessore era davvero un’opera nel suo genere unica, anche come capacità di colpire al cuore, questo è in qualche modo meno diretto e toccante (ma non in senso negativo, sia chiaro), se l’altro era più chiaramente anni ’80 soprattutto nell’intenzione e nel sentimento, questo lo è come look e come scelta di stile, più che nella weltanschauung, per così dire.
Le canzoni non mancano assolutamente, anzi, e sono tutte mediamente di livello più che buono (io non salvo solo “Antichrist Television Blues”, che sembra più che altro una scimmiottatura dello Springsteen di Born In The U.S.A.), e spiccano l’apertura di “Black Mirror”, la frenesia di “Keep The Car Running”, che insieme all’iconoclastia della title track fa capire che l’afflato spirituale presente fin dall’inizio nella band, quella specie di spleen tardoadolescenziale non se n’è ancora andato, ma anche la magniloquenza di “Intervention”, tutta tenuta su da un tappeto di harmonium da messa solenne. E pure altre canzoni sarebbero da evidenziare: la già citata “No Cars Go”, risuonata e riarrangiata con tanto di killer riff suonato dalla sezione fiati (finti?) ma che mantiene quel profumo di new wave epica alla Echo & Bunnymen /primi U2 che è sicuramente tra i fari-guida degli Arcade Fire, la struggente “Ocean Of Noise” e la esagitata “The Well And The Lighthouse”, quasi Interpoliana nell’andamento.
Ecco, ai primi ascolti di Neon Bible non mi aveva convinto la maggiore messa a fuoco del tutto, il fatto che tutto suonasse più consapevole e curato e meglio prodotto, dell’esordio, quasi più fighetto e normalizzato: mi mancavano la carica anarcoide di The Funeral, che riusciva a essere epico e pomposo ma anche profondamente grezzo e diretto. Questo è più preciso e cesellato, ma non meno sincero.
The Funeral rimane per la mia indole sempre un passo avanti, ma Neon Bible gli tiene testa da par suo. Prestategli più di un ascolto e fatevi conquistare. Merita.


link: www.arcadefire.com


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-04-09


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