BLOOMRIOT > Sentito > PAOLO BENVEGNU'

PAOLO BENVEGNU'

Dio bestemmia, e a volte non si applica

Paolo Benvegnu recensione concerto a milano, . Casa139, Milano 2007-04-12    

Live > La tensione. Ecco quello che ha contraddistinto il concerto di Paolo Benvegnù di giovedì scorso alla Casa139. La tensione intesa come sottile e meravigliosamente lancinante scarica nervosa che pervadeva ogni canzone che Paolo e la sua rodatissima band (sono della partita Guglielmo Ridolfo Gagliano alle chitarre, Andrea Franchi alla batteria e alle tastiere e Luca Baldini al basso e contrabbasso, mentre Paolo si accompagna con una chitarra acustica), come profonda compartecipazione tra il gruppo e l’attentissima platea della Casa, come insostenibile laccio emotivo che ti accalappiava e ti teneva lì senza fiato, a ascoltare tutte in fila le canzoni. Ipersensibilista, si definisce un po’ scherzosamente e un po’ no Paolo, ed effettivamente non si trova però altra definizione, per la sua musica, emozionale ed emozionata nel modo migliore possibile.
Ché Benvegnù ci ha fatto sentire prima un po’ di canzoni nuove o comunque inedite (Piccoli Fragilissimi Film, il suo unico disco, è ormai di quattro anni fa, e l’attesa per il seguito è altissima), per poi scavare nei brani del recente passato, fino ai consueti ripescaggi nel canzoniere degli Scisma (tra cui l’altra sera ha spiccato una toccante versione di “Simmetrie”).
I brani nuovi appaiono già fin d’ora più che convincenti, in particolare “La Schiena” ha fatto venire vera e propria pelle d’oca, con il suo climax crescente che conduce al clou quando Paolo grida la frase che ho messo a titolo di queste righe. Dei brani di Piccoli Fragilissimi Film ha steso tutti una versione appena più rallentata e soft (almeno all’inizio) di “Mare Verticale”, seguita quasi senza sosta da una “Suggestionabili”, che al contrario è stata eseguita in modo più furioso e grezzo, tanto rispetto alla versione presente su disco che come mi era capitato di sentirla in altri concerti di Benvegnù, per poi far scendere ufficialmente lacrimoni a tutti i presenti con “Io E Te”, e il suo ineluttabile romanticismo.
Detto che la band e Paolo erano in forma smagliante, ché ormai nemmeno ci si stupisce più del funambolismo musicale di Franchi e del gusto di Baldini (vincente la scelta di alternare basso e contrabbasso) e Ridolfo Gagliano, e che come ormai abitudine per chi ha visto almeno un paio di concerti di Benvegnù la coda del concerto è stata all’insegna di un rilassato cazzeggio ai confini del cabaret, con frizzi e lazzi tra Paolo e i suoi sodali, rimane da dire che, personalmente, era tempo che non mi facevo ipnotizzare così tanto da un concerto, e che resto sempre dell’idea che in un mondo migliore Paolo Benvegnù sarebbe molto più punto di riferimento di quanto già tuttora, per il mondo indie, non sia, e che comunque, sicuramente, meriterebbe molto, ma molto di più, di quanto dalla sua musica oggi stia ricevendo.
Ma forse a lui sta tutto sommato bene così. E quindi anche a noi.


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-04-14


Paolo Benvegnu recensione concerto a milano
Hai del materiale iconografico riguardante questo articolo? redazione@bloomriot.org