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BLONDE REDHEAD

Rivoluzione DreamPop

Blonde Redhead, 23. 4AD 2007    

Supporti > L’inizio è folgorante: parte 23 e sembra che si stia ascoltando la perfetta sintesi tra i My Bloody Valentine e il pop. Riverberi liquidi, atmosfera sognante, tastiere eteree e quella voce da bambina timida che Kazu sfodera con sagacia. Migliore incipit per il nuovo disco i Blonde Redhead non potevano trovarlo. Questo 23, secondo lavoro che i Nostri fanno uscire per i gloriosi tipi della 4AD (etichetta culto degli anni ’80, che vide i primi bagliori di Bauhaus e Birthday Party per poi specializzarsi nelle eteree atmosfere di Cocteau Twins e This Mortal Coil, senza dimenticarsi peraltro dei Pixies), segna la precisa scelta di campo del pop (di un certo tipo di pop, perlomeno, quello che guarda agli anni ’80 più nobili, a partire dai Talk Talk fino allo shoegaze) da parte del terzetto italo-newyorchese-nipponico, portando avanti e inquadrando meglio il bersaglio rispetto al precedente, e ancora troppo cerebrale, Misery Is A Butterfly.
E in che modo viene inquadrato il bersaglio? Con una collezione di canzoni che, salvo qualche perdonabile caduta di tono nel finale, è non solo particolarmente riuscita e ben eseguita, ma capace di emozionare come probabilmente mai è riuscito ai Blonde Redhead fino ad ora. Quando è la voce di Kazu a tratteggiare delicate e fragili melodie squisitamente leggere e melancoliche (come in Dr. Strangeluv), o a librarsi su echi darkeggianti appena punteggiati da un discreto synth, come in The Dress o ancora a evocare fiabesche colonne sonore (Silently, che pare uscire dalla Storia Infinita) viene proprio voglia di chiamare il Fortunadrago e correre a salvare il regno di Fantasia. Più pungenti e in qualche modo dolorosi i brani invece dove alla voce si cimenta Simone Pace, con Sw che ammicca agli ultimi Radiohead nel cantato, per poi librarsi in una barocca parte centrale strumentale, qualcosa più di una citazione della pinkfloydiana Atom Heart Mother, o ancora Spring And By Summer Fall, singolo efficacissimo dalla melodia immediatamente appiccicosa e da lacrimuccia il giusto. Se Publisher (dedicata al padre dei gemelli Pace) segna una totale mimesi ai canoni estetici dell’etichetta (drumming elettronico soffuso, voce lontana, tono indolente e appassionato allo stesso modo), e Heroine sembra quasi un tentativo alla Air, risultando appunto l’unico momento deboluccio del disco, prima del congedo di My Impure Hair (annegato e narcotico, vagamente alla Mazzy Star) c’è tempo per l’ultimo affondo della band, che si inventa Top Ranking: drumming isterico, voci sovrapposte e persino una specie di singhiozzo campionato nella strofa, prima che il ritornello si incarichi sciogliere gli ultimi cuori di pietra con la sua linea vocale a controcanti.
Non piacerà, credo, ai fan della prima ora, questo 23. E forse nemmeno agli ipercritici che lo troveranno spiazzante e magari anche noioso nelle atmosfere.
Forse perché il tono un po’ intellettualoide e ripiegato su loro stessi che sfoggiavano nei precedenti lavori, un po’ da unici eredi legittimi dei Sonic Youth (come in effetti erano considerati dall’intellighentsija), me li teneva lontani, anche se ne percepivo l’importanza, io invece credo che i Blonde Redhead abbiano messo a segno il loro disco migliore, certo non ancora perfetto, ma che va in una direzione che, personalmente, mi piace un bel po’.
E che non avrei affatto dato per scontata, per quanto riguarda le ineffabili bionde testarossa.

Link: www.blonde-redhead.com



di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-04-20


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