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UNA SCOMODA VERITA'

Il film documentario di denuncia del più famoso ex futuro presidente americano

Davis Guggenheim, UNA SCOMODA VERITA'. USA 2006    

Film > Per chi non lo sapesse, Al Gore è colui che a detta di molti dovrebbe oggi risiedere alla Casa Bianca, occuparsi di questioni internazionali e concorrere a rendere l’America ancora più ricca e potente. Dovrebbe, per l’appunto, perché Al Gore perse le elezioni del 2000 per pochissimo; anzi, per molti le ha pure vinte prima di venir defraudato del titolo di presidente con un oscuro e quanto mai polemico conteggio dei voti. Così, il destino volle che Gore andasse negli anni a rivestire un’altra e, di sicuro, meno ambita carica nell’immaginario collettivo degli Stati Uniti: quella di eterno secondo. Rappresenta per il mondo politico americano ciò che è Barrichello per la Ferrari, o Toto Cotugno per San Remo.
Da sempre impegnato sul fronte ecologico, Gore ha ridisegnato la propria immagine internazionale attraverso una serie di conferenze a tema ambientalista in giro per il mondo. Una campagna eco-scientifica poi trasposta su pellicola dal regista Davis Guggenheim, molto più conosciuto, dietro la macchina da presa, negli ambienti delle regie televisive (The Shield, NYPD Blue, Alias per citarne qualcuna). Il tema portante del documentario è quindi la registrazione di una di queste innumerevoli conferenze, in cui un brillante Al Gore snocciola uno dietro l’altro imponenti grafici che dimostrano, dati alla mano, come il riscaldamento globale del pianeta non sia una storiella per fanatici eco-fricchettoni, ma al contrario un problema imminente che fin da ora sta mostrando all’umanità le prime conseguenze: graduale scioglimento della calotta polare, morìa ed estinzione di diverse specie animali e vegetali, nonché l’impennata irrefrenabile della temperatura della terra negli ultimi cinquanta anni sono solamente alcuni degli effetti maggiormente devastanti che funestano la biosfera di questo inizio millennio.
Gore sintetizza il tutto con una frase presa da Mark Twain: a metterci nei guai non è ciò che sappiamo, ma ciò che pensiamo sia vero e invece non lo è.

Oltre alla parte impegnata, il film presenta degli innesti che mostrano e, tutto sommato, non fanno altro che celebrare la figura del virtuale presidente. Qui un Gore introspettivo tocca momenti particolari della sua vita, dalla mancata presidenza, di cui si sente derubato (bisogna riconoscerglielo, si è fatto da parte con stile) al pericolo della perdita del figlio, fino ai bei ricordi di famiglia nei quali lavorava la terra col padre, anch’egli politico eminente. Proprio in questo contesto contadino stanno le radici dell’impegno di Gore, occupato da piccolo a coltivare quel tabacco che sarà la causa della morte della sorella. Insomma, un guardarsi dentro che ha molto l’aria del farsi guardare alla maniera di una campagna politica. Uno stile auto-celebrativo tipicamente americano che probabilmente rappresenta il motivo che lo ha condotto a vincere un Oscar facile facile come miglior documentario (il film ha vinto anche la statuetta come miglior canzone). Ciò non toglie nulla alla sensibilità del tema toccato, ma la semplicità delle tesi illustrate, ripulite dalla ridondante eloquenza dell’arsenale grafico utilizzato da Gore, non concorrono di certo a creare quella cultura ecologica che servirebbe per affrontare tali problematiche. La banalità dell’argomentazione, anch’essa tipica della diffusione mainstream della cultura scientifica statunitense, non aggiunge quel mordente utile a consegnare una serietà necessaria.
Resta comunque il messaggio positivo, integrato da un monito al popolo americano per l’enorme spreco di energia, ed uno all’attuale politica statunitense rea, tra le altre cose, di non aderire a un progetto fondamentale come il Protocollo di Kyoto.

Il sito ufficiale del documentario: http://www.climatecrisis.net.

Per informazioni sul progetto di eco-cultura in Italia: http://www.lifegate.it.


di: MORVA

Articolo inserito il: 2007-04-24


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