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POP LEVI

See you later, alligator!

Pop Levi, The Return To Form Black Magic Party. Counter 2007    

Supporti > Un guazzabuglio sonoro che centrifuga la storia del pop inglese degli ultimi quarant’anni (ma con giusto un’occhiata di sufficienza agli ’80, in verità), e restaura con tutte le cerimonie del caso il culto del glam. Sì, Pop Levi è sostanzialmente, dal punto di vista concettuale, una sorta di Beck versione glitter, con zeppe, eyeliner e acrilico, ché come il musicista americano ama sfrucugliare in generi diversi tra loro per proporne poi una sua versione personale, anche se, a differenza del collega più famoso, manca la componente cerebrale e fintamente cazzona: qui il punto è realmente uno solo: fare casino, nemmeno si fosse all’epoca di Marc Bolan (cui la voce di Pop Levi somiglia assai) o degli Slades o di Ziggy Stardust.
Sta di fatto che in questo esordio da solista, Pop Levi (già bassista dei Ladytron e fondatore del collettivo di area post-rock SuperNumeri) conferma il suo eclettismo musicale e mette a segno un colpo azzeccatissimo, rispolverando tutto l’armamentario pomposo e kitsch della stagione glam e realizzando un disco che, sebbene forse appena prolisso, è però molto efficace e divertente.
Pronti via e Sugar Assault Me Now si incarica di mettere in chiaro le cose: potrebbe far parte della colonna sonora di Velvet Goldmine o essere stata rubata a qualche nastro nascosto dei T-Rex, con tanto di falsetti, gridolini, handclaps, riffone di chitarra ignorantissimo e attitudine da fun, fun, fun. Dopo un inizio così, niente di meglio che rallentare un po’ le danze e sciorinare un bluesaccio paludoso e sporcaccione come Blue Honey, che viaggia dalle parti di certi Led Zeppelin nella voce e nel tono generale. Ma la voglia di gioco e spensieratezza torna subito dopo, prima con (A Style Called) Cryin’ Chic, perfetta per un aperitivo in piscina, poi, soprattutto, con Pick Me Up Uppercut, puro retrofuturismo da ballo, tra glitter e stupidera (see you later – alligator, coreggia Pop Levi nel ritornello, ma vi rendete conto???), che però ne sa un sacco e farebbe ballare anche un papa-boy.
Ma tutto il disco se la viaggia su queste coordinate, tra echi appunto di Beck (Skip Ghetto) e Knack (sì, proprio quelli di My Sharona, embé?), come in Dollar Bill Rock, altro episodio spassosissimo, che sembra una versione demenziale di Roadhouse Blues, o anche di lounge, però suonata alla Money Mark, con l’indole di chi ti sta pigliando per il naso da due ore (Flirting). Ancora Led Zeppelin, ma quelli più meticci e blues, invece, in Mornin’ Light, tra stacchi dispari e riff granitici su cui poi fa il resto quella buffa voce che Pop Levi si ritrova, e Hades Lady, che sembra uscire direttamente da LZIII.
Passaggi a vuoto non ce ne sono, forse solo il divertissement di See My Lord lascia un po’ il tempo che trova, e la prolissità di cui dicevo prima è magari nella lunghezza di alcuni brani, ma sono dettagli trascurabilissimi, perché invece il giudizio sul disco è più che positivo, e The Return... piacerà tanto ai nostalgici della dorata ed effimera (come peraltro non poteva che essere) stagione del glam, quanto a chi vuole cominciare a curiosare in quel mondo. Per chi sa già tutto, invece, Pop Levi può essere semplicemente l’alieno venuto da Marte e in ritardo sui tempi, oppure, meglio ancora, un godibilissimo memento.

Link: www.poplevi.com

ecco il video di Pick Me Up Uppercut:






di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-05-16


POP LEVI