DEADBURGER
In A Manner Of Speaking...
Deadburger, C'è Ancora Vita Su Marte. Goodfellas 2007
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Prendetevi un po’ di tempo, mettetevi comodi e disponete i neuroni di cui disponete mettendo la levetta della modalità “concentrazione” su “on”.
Perché il disco dei toscani Deadburger reclama, e a pieno titolo, sia subito chiaro, attenzione, e ascolto ragionato. Non è musica da prendere alla leggera, o da tenere come sottofondo mentre si fanno i lavori di casa. Ché qui siamo dalle parti di gente come i Tuxedomoon (il nome che mi viene più immediato associare, non tanto magari come sonorità, quanto a livello di approccio), ovvero di chi ancora ritiene che la musica possa convogliare significati e sguardi profondi, sul cosiddetto reale. No, la posta in gioco è alta e non va sottovalutata. Un caleidoscopio vorticoso e in verità spiazzante, a un primo ascolto, di rock in senso esteso, elettronica, jazz (come attitudine ma anche come materia manipolata in fase di scrittura dei brani: si prenda la jam impossibile di Magnesio, dove Jacopo Andreini, uno dei numerosi amici ospiti presenti in questo disco, duetta nientemeno che con dei campionamenti della Sun Ra Arkestra), citazionismo mai fine a se stesso e anzi postmoderno e funzionale al discorso (al concept, si sarebbe detto un tempo) che sta alla radice di ogni singolo brano, e che si può peraltro conoscere in modo molto dettagliato visitando il sito della band, il tutto amalgamato da testi pregni e, ancora, su cui non si può passare sopra con leggerezza, che la voce di Simone Tilli declama a volte con grida straziate e altre con maligna sagacia, e che, oltre che dal deus ex machina del gruppo Vittorio Nistri (che si occupa anche di tutte le varie manipolazioni elettroniche e di samples, di tastiere, percussioni e quant’altro), sono opera di illustri poeti quali Giuliano Mesa e Nanni Balestrini. Chiudo il discorso sul parterre de roi che partecipa a questo C’è Ancora Vita Su Marte dicendo che sono della partita anche Paolo Benvegnù, Enrico Gabrielli (Mariposa, Afterhours), Vincenzo Vasi (collaboratore, tra gli altri, di Capossela, John Zorn e Mike Patton), Nicola Vernuccio (basta, dire che ha suonato con Chet Baker?) e Paola Maria (Gestalt), e che la produzione del disco è stata affidata a un nome storico del rock italiano quale è quello di Fabio Magistrali.
Insomma: stuolo di “vip” a collaborare, testi profondi, campionamenti colti (Satie, Chris Cutler), ci troviamo di fronte quindi a un progetto riservato a una nicchia di pochi raffinati intellettuali? Se il rischio parrebbe esserci, sulla carta, gli ascolti si incaricano invece di dimostrarci il contrario: non si è mai con la sensazione di avere a che fare con uno sfoggio di cultura fine a se stesso, ma anzi, musica e testi, anche quando attingono a strutture non semplicissime, rifuggono la banalità riuscendo nell’impresa di suonare però accessibili anche a chi non conosce Sun Ra o le gymnopedies di Satie. Non guasta poi uno sguardo tagliente e ironico sulla realtà, che da Marte non viene affatto snobbata, ma è anzi minuziosamente osservata, e che già dai titoli delle canzoni viene ben sbeffeggiata (Anche I Bocconiani Hanno Cominciato Da Piccoli, S.B.S. – Sandro Biondi Sindrome, I Veri Uomini Stanno A Chieti).
Certo le premesse di partenza ci sono: i Deadburger danno molto e chiedono molto, a chi li ascolti, ma il gioco vale la candela, e non lascia delusi. Tanto che si può tranquillamente dire che questo maelstrom di musica sperimentale, canzone di indole anarchica, caustica e corrosiva, che sfilaccia le distinzioni note andando a pescare nel jazz e nell’elettronica, nell’urlo storto quasi alla Primus (Come Ho Fatto A Finire In Questo Deserto) come nella vocalità aerea (Il Ciclo Rem Di Una Città Stanca Pt.2) non risulta affatto disordinato, e anzi un fil rouge lo scorgi eccome, anche se magari non sai affatto descriverlo, e ti riesce però molto facile seguirlo e non perderti, anche se l’ottovolante del Panino di Morto procede per saliscendi vertiginosi e inaspettati.
Un multiforme e salutare delirio organizzato, questo dei Deadburger. Che merita, merita davvero che gli venga dato modo di insinuarsi nelle vostre orecchie. Ché tanto, se lo ascoltate una volta, lo farà comunque.
link: www.deadburger.it
di: BLIXA
Articolo inserito il: 2007-05-20






