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L’IMPRESA TITANICA DI WILLIAM T. VOLLMANN

Un trattato sulla violenza. Il compendio di una vita votata all’estremo.

WILLIAM T. VOLLMANN, .    

> Strano tipo, William Vollmann. Uno che non si incontra tutti i giorni per strada, o al bar. O se lo si incontrasse, per strada o al bar, starebbe quasi sicuramente compiendo ricerche per uno dei suoi personalissimi reportage. Le sue note biografiche, disseminate alla rinfusa nel web, descrivono un personaggio dall’indole piuttosto sfaccettata, uno sghembo mosaico composto di tessere, ognuna delle quali con la sua speciale storiella da raccontare.
Un uomo capace di scrivere per diciott’ore di seguito grazie al supporto di psicofarmaci e droghe varie; poi smettere, all’improvviso, e andare in Bosnia a realizzare un reportage di guerra. In quell’occasione gli capita di perdere uno dei suoi migliori amici – un fotografo che l’aveva accompagnato per l’occasione – su una mina antiuomo, mentre lui rimane miracolosamente illeso. Una decade prima, durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan negli anni Ottanta, aveva già realizzato un altro reportage di guerra viaggiando a fianco dei mujaeddin. Un’esperienza che verrà descritta in Afghanistan Picture Show, or How I Saved the World.
Ma non sono solamente i reportage di guerra a costituire il bagaglio delle esperienze di William Vollmann. Se infatti deve scrivere un libro sui ghiacci, lo si vede partire per il Polo Nord con un corredo minimal, rincasare dopo tre mesi a causa dell’esaurimento della scorta di viveri e, cosa alquanto strana per il Polo Nord, con un principio di congelamento dovuto al prolungato soggiorno in tenda.
D’altro canto, se questo sembra bizzarro, lo sembreranno ancor di più le inchieste tra le prostitute infettate dall’AIDS per i sobborghi di San Francisco, l’ennesima esperienza riversata in un romanzo dal titolo Puttane per Gloria, in cui un individuo allucinato gira le zone più degradate della città cercando di ricostruire mentalmente una puttana-archetipo di nome Gloria, per l’appunto.

Strano tipo, William T. Volmann. E forse, avendo raggiunto una maturità intellettuale (è nato nel 1959), ha deciso d’imbarcarsi in un’impresa capace di far impallidire le precedenti, un’impresa titanica: scrivere un trattato sulla violenza.
Novecentocinquantadue sono le pagine di Come un’onda che sale e che scende, edito dalla collana Strade Blu della Mondadori (2007). Un’edizione ridotta – sì, ridotta – dato che inizialmente il trattato era molto più corposo e suddiviso in sette volumi. Tagliato per esigenze di mercato dall’editore americano, Come un’onda che sale e che scende è un’opera che raccoglie vent’anni di ricerche, di studi, di esperienze vissute direttamente sulla pelle dall’autore. Sulla carne, anzi. Pare che per quest’ultima prova si sia fatto malmenare da un manipolo di skinheads, stringendo ulteriormente l’anello di continuità tra scrittura ed esperienza vissuta. Come lo stesso Vollmann descrive nell’introduzione al libro: La tesi fondamentale […] è che i valori morali possono essere trattati per certi versi come assoluti, per altri come quantità relative. Ritengo che qualunque atto violento sia riconducibile a una qualche spiegazione più o meno razionale.” L’enorme quantità di violenza sperimentata nella vita personale è stata integrata dalle riflessioni di filosofi, grandi personaggi storici e signori della guerra. Un ricerca entrata nella leggenda, dal sapore quasi epico. Un tentativo di delineare una forma logica nei confronti di uno dei lati all’apparenza più irrazionali, più selvaggi ma allo stesso tempo più presenti nella storia dell’umanità.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE IN ITALIANO:

Come un'onda che sale e che scende (ed. ridotta), Mondadori, 2007
Afghanistan Picture Show ovvero, come ho salvato il mondo, Alet Edizioni, 2005
Tredici storie per tredici epitaffi, Fanucci, 2005
Manette: Istruzioni per l'uso, Fanucci, 2003
I racconti dell'arcobaleno, Fanucci, 2001
Puttane per Gloria, Mondadori, 1999
Storie di farfalle, Fanucci, 1999


di: MORVA

Articolo inserito il: 2007-05-28


WILLIAM T. VOLLMANN
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