Italian ostalgie
Memoria copyleft del '68 per la condivisione gratuita
Andrea Comotti, L'Organigramma. El largo Adiós. Vibrisselibri 2006
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Ben organigrammato questo romanzo del Comotti. C’è un intreccio base, un mistero da risolvere, delle morti da spiegare, e allo stesso tempo ci si concede di vagare nei ricordi, nella memoria di Nicotrain (ma anche di Andrea suppongo), lungo le strade infinite delle associazioni di idee e di immagini. L’abilità sta nel non trasformare le digressioni in vuoti a perdere e qui mi sembra proprio che tutto sia recuperato con minuzia da casalinga laureata in economia domestica.
Ciò non significa che ci si trova di fronte alle tavole precise di un progetto da ingegnere (anzi Ingegnere) linde linde, senza una sbavatura, ma così noiosamente prevedibili. Al contrario, Comotti si sbizzarrisce in improvvisazioni da jazzista, il ’68 e Piazza Fontana diventano la melodia da reinventare in una tonalità nuova, molto personale. Come in una jam session anni ’50 Nicotrain prende il suo posto sul palco e si lancia in un rimestare di scale, tonalità e memorie per raccontare la propria versione del Sessantotto. “Propria” perché un grande senso di appartenenza a un’epoca, a una storia, si sprigiona non solo dalle parole dello scrittore-detective, ma anche e soprattutto da quelle dell’autore.
Molto piacevoli anche gli inserti su musica e cinema, passioni giovanili mai soppiantate dalla saggistica marxista nel cuore di Nicotrain, ma anche in quello di quasi tutti i Sessantottini... Eppoi far gravitare l’intero nucle argomentativo solo ed esclusivamente sulle teorie rivoluzionarie sarebbe noioso oltre che poco realistico. A vent’anni si ha anche molto altro per la testa.
Nei racconti della vita universitaria, dalle goliardate all’amore libero al volantinaggio ai pestaggi, c’è molta critica, analisi sempre personali ma lucide di quello che succedeva nel glorioso mondo dei gruppuscoli di attivismo (leninista o anarchico è lo stesso) extra parlamentare. Niente autocommiserazione, niente vittimismo e soprattutto niente assoluzioni piene.
Il finale non è totalmente a sorpresa. Se ne intuisce la forma in controluce dalla seconda metà del romanzo. Ma questo vedo non vedo anziché smorzare la tensione trasforma l’intreccio noir in una riflessione più profonda in cui la debolezza umana è chiamata col suo nome, senza tanti giri di parole. L’amaro in bocca alla fine è sempre il retrogusto migliore in un liquore. Che sia grappa o rum.
Impossibile non notare che Comotti ha scelto quale maestro di stile Gadda. Ciò non significa però che si sia dato allo scopiazzamento più bieco. C’è una specie di dialogo con l’Ingegnere. Numerosi vocativi costellano il testo in una candida confessione: “sì, sì, la mia musa è proprio lui!” Comotti quasi chiede il permesso di poter giocare col dialetto (non solo quello lomberdo), di poter coniare nuovi vocaboli. Il suo codice si mantiene sempre comprensibile, l’espressionismo gaddiano è aggiornato e rivisto e attinge dalla cultura pop più recente per la creazione dei nuovi verbi, dei nuovi aggettivi.
Nicotrain ha scelto di convogliare le sue energie nella scrittura creativa, ritirandole dalla velleitaria politica e dei movimenti extraparlamentari e dei grandi partiti. La stessa gioia Mayakovskyana emana dalle sudate carte di Comotti, che meriterebbe una bella fabriano, altro che cristalli liquidi e rete.
Il libro è scaricabile online in formato pdf qui: http://www.vibrisselibri.net.
di: ste.brambilla
Articolo inserito il: 2007-06-02






