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VON SUDENFED

Andreste a un rave organizzato da un vecchio punkettone?

Von Sudenfed, Tromatic Reflexxions. Domino 2007    

Supporti > Il disco che LCD Soundsystem farebbe, se non fosse ormai rinchiuso nella dorata prigione della coolness da lui stesso creata. La fusione a freddo più credibile che potreste immaginare tra gli Atari Teenage Riot e Iggy Pop, o meglio ancora Richard Hell. E, infine, se mai l’aveste agognato, il più azzeccato dei trait d’union tra il postpunk e il rave.
Questo, ciò che si può dire in breve di Tromatic Reflexxions, esordio dei Von Sudenfed, progetto dietro cui si celano nientemeno che Mark E. Smith degli storici Fall e gli inventori della post-techno, i teutonici Mouse On Mars. In poche parole, un disco che in tempi che ancora avessero voglia di essere creativi, potremmo tranquillamente definire seminale, e possibile progenitore di una scena, come ai tempi furono Screamadelica dei Primal Scream, o i New Order che flirtavano con la scena dance di Ibiza.
Già, ma che ci troviamo dentro questo disco? I Clock DVA che jammano con i KLF (do you remember Unforgivable?), scazzi e paranoie punk suonate con ritmiche dance, tastierine acide da club culture anni ’90 che nemmeno gli Snap (vedi Family Feud), idiosincrasie noise condite di alienazione postindustriale, rasoiate acide e imprevedibili idilli folk. E dei signori pezzi, tra l’altro, a partire dal trittico iniziale: Fledermaus Can’t Get It (corredata di un video geniale che vedete qui sotto), appunto LCD Soundsystem sotto effetti di una droga ancora non inventata, poi The Rhinohead, che sembra una parodia dei Nine Inch Nails, fino alla geniale Flooded, in cui Smith gioca a fare la superstar dj con qualche centinaio di pinte in corpo. Forse l’unico modo di ricontestualizzare gli anni ’90, ovvero farlo con una sensibilità che arriva dal decennio prima, e che quindi prende le peggio tamarrate di quel periodo per ridefinirle, rinominarle in chiave postmoderna, come un gioco all’angoscia e all’alienazione consapevole, condito di profonda, e intelligentissima, ironia. Ecco allora Serious Brainskin, talmente fumosa nel suo svolgersi, da risultare geniale, e con un pattern ritmico cattivissimo. Fastidiosi e urticanti, i Von Sudenfed, come in Speech Contamination (German Fear Of Osterreich), oppure fintamente groovy e danzerecci (ma chi gli crede?), come in The Young, The Faceless And The Codes, che suona come se i Liars avessero deciso di registrare il nuovo disco in un dancefloor. Ecco, la presa per il culo intelligente ogni tanto sembra un’ipotesi azzeccata, come in Duckrog, con quelle sue ritmiche spezzate hip-hop volutamente senza credibilità, che sembra di vedere quel video di Aphex Twin in cui si prendeva in giro il mondo della black music, tant’è che subito dopo arriva il finto-country di Chicken Yiamas (bissato in chiusura da Dearest Friend, per un congedo acustico che non ci si sarebbe aspettati, per quanto naturalmente storto e malatissimo) nonché That Sound Wiped, che altro non è che un remix di un brano dei MOM.
Insomma, non certo un lavoro facilmente digeribile, questo disco, ma che se vi conquista non vi mollerà velocemente. E soprattutto, che ci prova, a percorrere strade nuove con uno spirito nuovo.
E non fosse che per questo motivo, ci piace, ci piace assai.

link: http://www.myspace.com/vonsudenfed

video: Fledermaus Can't Get It



di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-06-26


VON SUDENFED