ERASSA CONTINTAS
La filosofia del mammut
Erassa Contintas, Peel/O. autoprodotto 2006
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Gli Erassa Contintas sono un interessante gruppo proveniente dal modenese. Sono innamorati del mammut tanto da usarlo come loro simbolo in tutte le salse e colorazioni: scelta azzeccata perché i loro disegni dell’animale oramai estinto sono simpatici e divertenti. E azzeccata perché la loro musica è simpatica. Ma pesante da ascoltare. Come un mammut.
Spieghiamoci meglio.
I tre brani di "Peel/O" non sono banali. Anzi, testimoniano una ricerca che va ben al di là della solita canzoncina. Una ricerca indirizzata a trovare un modo di far confluire vari elementi e varie influenze in una loro musica. Un tentativo riuscito in parte. L’iniziale Camel disease è un misto di indie rock, elettronica, melodie pop e ossessione pseudo-psichedelica. Una base musicale ripetuta per più di sette minuti (se si esclude il magniloquente intro), o forse una canzoncina di due mandata in loop più volte. Mi vengono in mente i Lapse, capaci di costruire una canzone su un elemento e farne un gran pezzo. Qui il risultato invece va in un’altra direzione e si perde tra i ghiacci. L’essenza del pop scompare. E il castello crolla.
Pompadour grass green parte con il suono dello scarico del cesso e la battuta qui sarebbe scontata nonché esagerata, ingiuriosa e irrispettosa per il valore "in potenza" del gruppo, quindi se siete maligni potete farla voi. Ordunque. Questo secondo pezzo che parte come il miglior incubo twee pop è successivamente caratterizzato da chitarre sovrasature e inserti spiazzanti. Poi mi accorgo che forse è il player di macromedia che mi gioca qualche scherzo. Effettivamente nel mio caro cd la canzone si rivela più lineare ma non certamente più intrigante e mi ritrovo a pensare che forse la preferivo prima.
La drum machine che introduce Monument melade e i quaranta secondi iniziali sono forse la cosa che preferisco. Mi immagino degli Stereo Total abbandonati tra i meandri dello swedish pop più indie style. Poi partono chitarroni che mammamia.
Mammamia.
Diomio.
Ci dev’essere qualcosa che non va. Perché ci sono inserti rumoristici, e ok, ma il suono non può essere così pessimo. E la sovrapposizioni di suoni pessimi mi rende intollerante.
E peccato perché idee ce ne sono.
Ma mio dio.
Alla fine "Peel/O" è così: troppo. Troppi elementi. E come ben si sa, più ingredienti si usano, più è difficile controllare il risultato finale. E anche se la ricetta teoricamente è perfetta il filetto può risultare indigesto. Figuratevi un mammut.
link: http://www.erassa.com
di: Felson
Articolo inserito il: 2007-07-04






