MISHA

A Saint Tropez, a Saint Tropez!

Misha, Teardrop Sweetheart. Tomlab 2007    

Supporti > Un disco leggero leggero ma non fatuo, disimpegnato ma intelligente, frizzantino e non faticoso ma tutt’altro che superfluo, confezionato con gusto e con gradevole levità. Questa l’impressione che suscita il debutto dei Misha, un duo lei-lui originario nientemeno che di Taiwan ma di stanza a New York. Melodie perfette per un pernod bevuto all’ora giusta ad Antibes, che profumano tanto di exotica alla Bacharach, con tanto di assolo fischiettato e bollicine campionate alla fine (Anaconda), quanto di lievi suggestioni synth-pop, come nell’ouverture di Scars, o anche in Weatherbees (dal ritornello immediatamente appiccicoso), che trovano ideale sintesi nella electrosamba al vocoder di Cruelist Heart. Classico pop, per quanto annegato in sonorità postmoderne e ammiccanti, che parla dell’universale tema dell’amore, ma in modo appunto leggero, senza drammi e piuttosto con quella punta di malinconia gentile ben calzante con la musica e le melodie. Qualcosa che mi ha fatto venire in mente gli episodi meno new-wave dei primissimi Matia Bazar, come evocazioni e atmosfere. Una ben riuscita fusione diindole Tropicalia e rielaborazioni tardo-ottantesche, che profumano ugualmente del Beck più cazzeggiante come delle sperimentazioni low-fi di marca tedesca, seppure con una ricerca melodica di impianto tradizionale e proprio per questo ben armonizzata con i vari suonilli scelti dai due.
La cosa trova forse l’esito più efficace in particolare in un paio di pezzi: Summersend, ovvero come se dei Cure giocattolo fossero accompagnati da un The Edge tredicenne che non avesse ancora scoperto il riverbero, e poi Crystal In Love, cioé i Blur prima della svolta seria e engagé, ma se possibile ancora più volutamente kitsch e citazionisti (in senso buono, si intende), con un ritornello quasi disco-dance e totalmente staccato dalla strofa, quasi un brano a sé stante.
Insomma, empatie-giocattolo, vocine sussurrate e mai invasive, armonie solari e leggiadre, ma mai diabeticamente perniciose, al servizio di una musica che non disturba né conforta, ma gentile si mette lì e ti fa compagnia mentre ti rilassi, concedendosi anche con indulgenza qualche passaggio a vuoto (Delovedly), per poi risalire nell'ipotesi quasihouse da happy hour di The Book (Of Glaciers) e nella spettacolare Shake A Little Looser, rubata dal cassetto in cui John Lennon sognava di scrivere Moon River.
Ovviamente, perciò, non è che siamo qui a parlare di un disco straordinario e che risolleverà le sorti della musica mondiale, ma se cercate un pugno di canzoni ben scritte e ben suonate, magari per scrollarvi di dosso polpettoni sonori indigeribili, chessò tipo l’ultimo degli Smashing Pumpkins, ecco qua il mezzo più indicato.

link: http://www.myspace.com/mishatheband

video (non ufficiale): Summersend


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-07-14


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