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Soggetti e Oggetti

Appunti per un'interpretazione psicanalitica

Florian Henckel von Donnersmarck, Le vite degli altri. Germania 2006    

Film > Identità, sessualità, Potere. Von Donnersmarck gioca di sponda, e muovendosi tra la denuncia sociale e il dramma ibseniano incastra i suoi personaggi in una rete di relazioni forti, che costituiscono la base drammaturgica su cui si struttura l'intera vicenda. Anzi, è forse l'eccessiva esibizione di questa matrice che alla fine compromette l'intenzione critica dell'opera, distraendo l'attenzione dalle istanze morali (se di moralità astratta ha senso parlare) per inquadrare l'intero discorso nei sensi personali di coloro che, in gergo teatrale, si definirebbero i caratteri del dramma.

Wiesler, per dire, è caratterizzato fin dall'inizio come un uomo che osserva. La sua è una soggettività muta, inquisitrice, speculare. Non costruisce alcuna relazione col prossimo: egli non agisce nei processi di comunicazione, piuttosto li riflette (anche fuor di metafora, riportando minuziosamente le conversazioni che ascolta). La sua figura è impermeabile, avvolta in una solitudine quasi metafisica.

Dreyman, al contrario, è immerso fin da subito in una ricca socialità: è un'esponente della vita culturale, ha una compagna vivace e affascinante, ampie relazioni. Eppure, nell'ipotetico schema che andiamo tracciando, il suo è un ruolo oggettivo, passivo. Il suo apparente allineamento al regime, che insospettisce la STASI e innesca il meccanismo narrativo, si rivela allo spettatore come autentica acquiescenza, se non addirittura fiducia. Egli interpreta il suo ruolo di intellettuale (o piuttosto ne è interpretato) alienandosi in esso, respingendo la realtà sociale e umana che lo circonda.

Ma tanto egli è distaccato quanto turbata ed incerta è Christa-Maria, l'attrice. Attraversata da tensioni e pulsioni che mirano a oggettivarla e ad attribuirle identità diverse, la sua è la figura chiave della rete. E' solo nel rapporto con lei, infatti, che Dreyman recupera la sua soggettività, raggiungendo la verità della sua presenza nell'immediatezza degli amplessi sessuali - ai quali, non a caso, assistiamo dalla prospettiva muta di Wiesler. Riaffermando la propria presenza nella relazione con la donna, Dreyman trova la forza di incarnare il proprio ruolo di intellettuale, aprendosi alla denuncia sociale, dopo che la morte dell'amico Jerska (assenza corporea) lo ha posto dinanzi, per analogia, al fantasma in cui egli stesso stava scivolando (assenza morale).

Ma in questo processo di riappropriazione di sé l'uomo incontra l'istanza massimamente soggettiva del Potere (il colonnello e il ministro), che, nell'esprimersi, riconduce i suoi oggetti a ruoli fissi, in una logica prefissata cui tutto si subordina. E' il paradigma del controllo, che si declina in chiave voyeuristica (la STASI) e sessuale (la concupiscenza del ministro). Colpendo la donna, il Potere agisce sul mezzo che consente a Dreyman di soggettivarsi ed emanciparsi dal suo ruolo, personificandolo e - potenzialmente - sfuggendo al controllo del Potere.

Per far ciò, tuttavia, esso ha bisogno di uno strumento muto, di un esecutore speculare quale fin dall'inizio è stato Wiesler.
Ma qui è lo snodo drammatico: Wiesler, assistendo alla vita di Dreyman, proietta la propria soggettività inespressa su quella contesa e contrastata di Christa-Maria, intuendo l'analogia dei propri ruoli (egli è necessario all'affermazione del Potere come ella è necessaria all'affermazione di Dreyman) e scegliendo di agire. L'uomo che osserva diviene uomo che agisce, la specularità delle sue relazioni si infrange, interrompe l'istanza del potere e per entrambi, la spia e l'attrice, si apre la via dell'emancipazione.
Ma Christa-Maria non può sfuggire al destino del suo nome: madre e vittima del suo uomo, il suo sacrificio finale è la propria consacrazione a oggetto, l'illusione di consegnare la propria identità alle parole e all'arte di chi la ama.

Esiste insomma una doppia polarità Soggetto-Oggetto in questo schema: da una parte, una coppia "fredda" (Wiesler e Dreyman), e dall'altra una coppia "calda" (il Potere e Christa-Maria), con l'attrice a fare da punto medio, oggetto delle istanze di tutti: se l'affermazione egotica del Potere è bloccata dalla scelta di Wiesler, che da Soggetto puro diventa uomo, compiendo una scelta ed intervenendo negli eventi (accettando finalmente il rischio che la partecipazione alle cose comporta), è solo con il sacrificio di lei che avviene la definitiva affermazione di Dreyman. Sottraendosi al ministro come oggetto di piacere, ella rimane nelle parole del suo uomo come oggetto di vita e ragione d'arte, donandogli quello spessore e quel respiro a cui, da solo, era incapace di accedere.


di: Oneiros

Articolo inserito il: 2007-07-21


Florian Henckel von Donnersmarck Le vite degli altri
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