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ARCTIC MONKEYS

Who the fuck WERE Arctic Monkeys? Le Scimmie invadono il Parco della Pellerina

Arctic Monkeys, . Torino, Parco della Pellerina 2008-01-07    

Live > È nel Traffic(o) di gambe stanche, magliette d’altri tempi ed altre segno di un’adolescenza in fiore o mai finita che si snoda l’attesa nel Parco della Pellerina a Torino. Un non-luogo che sembra aver soffocato i rumori e i frastuoni cittadini per una manciata di giorni.
Se ti guardi intorno noti che questo stato di “sospensione” ha dipinto su molti volti gli stessi connotati, dimenticando destini particolari e (s)venturi.
Dopo gli incipit di Art Brut, quando la luce permette ancora di ritrovare facce conosciute, e di The Coral, tutti aspettano l’atterraggio di queste Scimmie proprio When the sun goes down che, a dispetto dei tratti di gelo che portano nel loro nome (Arctic appunto), innescano immediatamente una buona dose di calore ed allo stesso tempo di non curanza per l’afa serale. Sono passate le dieci da una manciata di minuti o da un’eternità, non lo si capisce più, quando il pubblico reagisce positivamente al brano d’entrata dei Monkeys ed esplode con la seconda proposta: Brianstorm dall’album recentemente uscito anche in Italia Favourite Worst Nightmare. Lo scenario è molto meno colorato rispetto al turbinio di luci proposto dai Daft Punk la sera precedente, ma non per questo di minor impatto: nell’alternanza tra pezzi del primo album e del secondo già citato, la band fa capire di sapere stare al proprio posto sul palco (anche se ad alcuni tratti forse troppo staticamente, visto il necessario movimento che alcuni pezzi sembrano portar con sé). Così il poco più che ventenne Alex Turner, che sembra aver preso lezioni su come si tenga la chitarra proprio all’altezza del petto direttamente da George Harrison, trascina la serata in un vortice di corpi in cui si fatica a mantenere l’equilibrio: si viene spostati da un momento all’altro nella rinuncia alla stasi che coglie tutti, compreso chi aveva dimenticato a casa le proprie dancing shoes.
Il suono arriva nitido ed è grazie al megaschermo che si possono cogliere sorrisi e smorfie del batterista e non solo, indice che questi ragazzi si divertono; con il potente feedback del pubblico la serata convince anche chi si trova alla Pellerina per una sorta di rito annuale, ignaro di chi siano questi inglesi, ed a sentire i commenti, negli esigui momenti di silenzio tra una canzone e l’altra, di chi come te ormai è immerso nella mischia pare proprio che la serata si stia rivelando una piacevole sorpresa.
Accoliti e meno accoliti non mancano di squarciarsi la gola insieme a Turner & co. nei pezzi più conosciuti come Mardy Bum, You probably couldn’t see for the lights but you were looking straight at me, Fakes tales of San Francisco e non risparmiano voce e gambe nemmeno durante i pezzi del nuovo album, anche se certamente questo necessita ancora un po’ di rodaggio tra il pubblico.
Citando proprio From the Ritz to the Rubble, “braccia che volano ovunque e lo stesso vale per le bottiglie, è semplicemente qualcosa di cui parlare, una storia da raccontarti” : un pezzettino di storia queste Scimmie Artiche lo hanno già scritto, battendo il record di vendita degli Oasis nella prima settimana di uscita del loro primo Lp, così che verrebbe spontaneo il gioco di parole “scimmie da primati”, ma saranno i Monkeys il nuovo volto del rock? Ai posteri l’ardua sentenza, fermo restando che questi ragazzi live convincono e che nonostante la giovane età, mostrano già esperienza ed una genuinità degna di nota, è certo è che dopo questa serata del Traffic Festival in molti hanno saputo dare una risposta alla domanda “Who the fuck are Arctic Monkeys?”.


di: mell of a hess

Articolo inserito il: 2007-08-05


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