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Reeker

Un thriller on the road di Dave Payne

David Payne, Reeker. usa 2005    

Film > Un gruppo di ragazzi parte in macchina alla volta del deserto per raggiungere un rave, quando l’auto ha qualche problema decidono di fermarsi in un motel lungo la strada. Durante la notte una serie di strani personaggi si ferma nello stesso motel e contemporaneamente i ragazzi cominciano a sparire...

Arriva nelle sale da noi con un ritardo di due anni, questo thriller on the road di Dave Payne, già autore di un’improbabile Addam’s Family Reunion nel 1998. Non è certo una pellicola originale, di motel con gente bloccata dentro a cui capita di tutto ne abbiamo visti fino alla noia. Anche di pellicole in cui a chi si accinge a fare sesso capitano cose brutte non si sentiva certo la mancanza, se poi vogliamo contare quelle col finale a sorpresa, abbiamo di certo precedenti meglio girati. Detto questo bisogna però aggiungere che tra gli horror estivi che quest’anno ci sono toccati in sorte è comunque tra i più avvincenti, data l’agguerrita concorrenza col demenziale Severance e con il niente affatto spaventoso Vacancy, si può certo asserire senza tema di essere smentiti che questo Reeker ha dalla sua almeno una certa tensione di fondo e una regia per lo meno guardabile.
Il tutto si svolge di notte in un motel sulla strada per il deserto, uno dei ragazzi ha uno spacciatore arrabbiato alle calcagna e questo rende poco saggio fermarsi, ma del resto per chi va ad un rave i pericoli sono cosa secondaria. La conta dei morti comincia quasi subito, con modalità che saccheggiano leggermente il genere, e non aggiungono purtroppo nulla di nuovo. E mentre il plot non lascia molto spazio all’immaginazione, specialmente se nella prima ora uno dei ragazzi telefona agli altri per avvisarli di quello che è successo, certe involontarie comicità di dialogo o di situazione ammazzano quasi subito ogni tentativo di prendere sul serio il tutto. Si può morire di sicuro in molti modi, ma risucchiati nell’espletamento delle proprie funzioni corporali appare assai di cattivo gusto.
Peccato perchè il prologo, secondo me la parte meglio girata e più avvincente, promette molto in materia di stranezze e di sicuro effetto sono i primi morti messi là subito dopo i titoli di testa. Morti che sembrano essere stati usati come monito dal regista contro i pericoli di una guida leggera e contaminata dalle droghe, ma che sin dall’inizio raccontano un’altra storia. Quella che si potrebbe leggere se si avesse la possibilità di squarciare il velo che nasconde il nostro destino ultimo. Ed è proprio quella l’occasione sfiorata ma non colta dal regista di questo piccolo film, una possibilità di raccontare con gusto la fine senza metafore troppo evidenti e senza prediche sulla morale.
Certo non è facile raccontare una storia già narrata da mille altri film senza sfiorare l’ovvio o peggio il già visto, ma mancare le uniche occasioni di originalità è cosa assai più grave. La sensazione che pervade il film è di per se quella di tutte le cose a metà, che non osando fino in fondo finiscono per deludere le aspettative di quelli a cui si promette nei primi minuti e si manca di mantenere nei successivi. E la scelta di mostrare la versione cyberpunk del tristo mietitore è assolutamente fuori luogo, per certi aspetti comica, per altri fuori tempo massimo.
Non penso si possa dire altro su questo espediente, certo non dopo le madri di Inferno, e di sicuro non dopo il Settimo Sigillo e la sua citazione finto colta in Last Action Hero.
Gli attori sono poco significativi nella loro approssimazione di una recitazione che gratta il fondo del barile, in special modo quando richiamano nostalgicamente alla memoria le povere vittime dei vari Jason e compari degli anni passati, che per fare un po’ di sesso si esponevano a pericoli ben più cruenti ed immediati dell’Aids. Inoltre Michael “vorrei tanto essere Jack Nicholson” Ironside offre una delle sue più deliranti prove di recitazione, questa volta nella strabiliante parte di una salma straordinariamente vitale e niente affatto intenzionata a cedere alla natura ed accasciarsi.
Salverei solo i piccoli espedienti di fotografia che dovrebbero comunque suggerire, ma che alla fine finiscono col rendere il tutto didascalico. Tutto sommato anche se in Dead End e in Lost Things l’idea di fondo risultava più sorprendente alla fine, non tanto per l’originalità, cosa assai rara di questi tempi, quanto per la capacità di mantenere alto l’interesse dello spettatore circa il destino dei protagonisti, direi che si può tranquillamente guardare a questo filmetto come un divertissement estivo e nulla più.

Reeker
di Dave Payne
anno: 2005
durata: 90 min.
nazionalità: USA
genere horror
cast: Devon Gummersall, Derek Richardson, Tina Illman, Scott Whyte, Arielle Kebbel, Michael Ironside.


di: Anna Maria Pelella

Articolo inserito il: 2007-08-07


David Payne Reeker
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